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Politica

Udc: il partito a Bergamo rischia il collasso

Di Redazione28 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gritti, Casini, Pezzotta sul palco della presentazione delle Regionali

Gritti, Casini, Pezzotta sul palco della presentazione delle Regionali

BERGAMO — Un partito, anche quello più democratico – dicono i manuali di politica -, ha bisogno di un leader, soprattutto nei momenti di difficoltà. In caso contrario, il rischio è quello della rottura o addirittura del dissolvimento. E’ un po’ la situazione che sta attraversando l’Udc bergamasco dopo le elezioni regionali che in Lombardia sono state devastanti e hanno ridotto il partito centrista al lumicino.

L’assenza del leader, dicevamo. Dopo aver completamente sbagliato la tattica Pierferdinando Casini, capo carismatico dei moderati, è completamente scomparso dalla scena nazionale. E’ in ritiro a meditare sugli errori, sostiene qualcuno. Mentre altri, soprattutto al Nord Italia, non gli perdonano la scelta suicida di schierarsi apertamente contro la Lega, e sperano che il ritiro duri ancora a lungo. Le dichiarazioni a nome del partito per ora le fa Cesa che, per quanto sia il presidente, ha molto meno carisma di Pierferdi. Di Casini, dicevamo, neanche l’ombra.

Nella vecchia Democrazia Cristiana, nei cui valori molti moderati si riconoscono ancora, una Caporetto come quella delle Regionali avrebbe comportato le dimissioni. Ma i tempi sono cambiati. Il problema è che l’assenza del leader determina un insostenibile vuoto di potere anche a livello locale. Perché i seguaci di Casini, oltre ad essere stati messi in discussione, non sono più in grado di tenere le redini di chi li contesta. Accade anche a Bergamo, dove sempre più si sente parlare di fronda da parte di un numero consistente di esponenti, contrari alla linea “sudista” di Pierferdi. Le voci di corridoio narrano di un dissenso sempre più ampio di importanti figure politiche avverse all’attuale orientamento del partito incarnato da Savino Pezzotta.

Diciamola tutta. Già l’arrivo di Pezzotta e della sua linea che guarda a centrosinistra erano stati mal digeriti dall’Udc locale. Ma Casini lo aveva imposto e, nonostante la contrarietà palesata con grande onestà intellettuale dal segretario cittadino Massimo Fabretti che riteneva opportuno continuare nella collaborazione a livello locale, provinciale e regionale con il centrodestra, e da Gianatonio Arnoldi che si era dissociato, il partito aveva ingoiato il boccone amaro. Ma oggi Pezzotta ha perso in malo modo le elezioni e sempre meno moderati sono disposti a riconoscere come perseguibile la sua linea politica e quella nazionale. Compreso Valerio Bettoni che in un recente vertice del partito ha messo sul tavolo il peso dei suoi voti, non di quelli dovuti a Casini. Le possibilità che il segretario provinciale Gritti riesca a tenere unito il partito a Bergamo, dunque, si vanno affievolendo.

Il che, nel vuoto di potere attuale, può significare due cose sole. O siamo alla vigilia di un colpo di mano, oppure c’è una scissione in vista. Esiste, a dire il vero, anche una terza via. Quella che prevede una netta inversione di tendenza e il rientro del dissenso. Ma in questo caso, deve essere Casini a fare il primo passo. E Casini in questo momento non c’è…

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