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Le Poste: nelle valli servizi adeguati, basta usare i postamat

Di Redazione28 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una fila alla Poste

Una fila alla Poste

BERGAMO — Arrangiatevi con i postamat che sono aperti 24 ore su 24. E’ questa in estrema sintesi la risposta del ministero alle interpellanza presentata dai parlamentari della Lega sulla paventata chiusura pomeridiana degli uffici postali di Zogno, Lovere e San Pellegrino. Secondo quanto riferito dalle Poste Italiane il servizio “così come rimodulato dalle poste soddisfa adeguatamente la domanda di servizio”.

“In particolare gli uffici di Zogno e Lovere sono stati interessati da una rimodulazione degli orari di apertura al pubblico, mentre l’ufficio postale di San Pellegrino è rimasto invariato” si legge nella risposta del ministero inviata ai parlamentari della Lega Giacomo Stucchi, Ettore Pirovano, Nunziante Consiglio e Pierguido Vanalli. “A seguito dell’analisi dei flussi di traffico negli uffici postali – spiega il documento – c’è una spiccata preferenza della clientela verso gli orari antimeridiani del mattino”. Da qui la decisione di chiudere al pomeriggio.

A nulla è servito far notare che quegli uffici servono un’intera valle. “Nelle ore pomeridiane la clientela può servirsi degli apparati self service attivi 24 ore su 24 che consentono di effettuare le principali operazioni di sportello e sono distribuiti sull’intero territorio in esame, in maniera di essere facilmente raggiungibili da parte di tutta la comunità montana della Valbrembana”. Difficile però immaginare un pastore dell’Alta Valle che, per pagare i tributi allo Stato, parta da Mezzoldo con pecore al seguito per andare al postamat. Sarebbe materia per uno spot, qualora Poste Italiane uscisse indenne dagli improperi del transumante. Un realtà la Valbrembana è fatta da centinaia di aziende che subiranno limitazioni e disagi da un servizio a tempo parziale. E’ facile prevedere file di pensionati e contabili al postamat con pile di scartoffie da pagare allo Stato, soprattutto perché le procedure adottate da poste italiane in genere non brillano per semplicità.

Insomma, le conseguenze della “rimodulazione” le vedremo nei prossimi mesi. Gli amministratori di Poste Italiane però tirano dritto e al ministero mandano a dire che anche nel resto della provincia di Bergamo “il numero delle risorse impiegate è in linea con i fabbisogni della clientela e che queste assicurano un adeguato svolgimento del servizio”. Come dire: va tutto bene e i problemi, cari bergamaschi, ve li siete sognati.

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