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Editoriali

Atalanta, c’è bisogno di chiarezza a prescindere dalla salvezza

Di Redazione26 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Alessandro Ruggeri

Alessandro Ruggeri

BERGAMO — Purtroppo, è tutto molto più chiaro. Livorno e Siena sono andate, l’Atalanta ancora no ma il filo di speranza adesso è davvero esile. Esilissimo. Numeri alla mano, ci sono davvero poche speranze: l’Atalanta, dopo i successi di Bologna e Lazio, ha un piede e mezzo in serie B.

La squadra di Reja è fuori dai giochi, con 40 punti e il Livorno già retrocesso da affrontare prima della chiusura all’Olimpico contro un’Udinese tranquilla è impensabile che Floccari e compagni rimangano a tiro.

Resta il Bologna, ma sperare è più una professione di fede che qualcosa di concreto. Con tre vittorie nelle ultime tre giornate, difficilissime, si arriverebbe a quota 43. Più facile pensare a due successi interni e al pareggio sul campo di Napoli. I conti si fermano a 41. I felsinei dovrebbero fare 2 punti (o 4) nelle restanti sfide contro il Catania al Dall’Ara e sul campo di Cagliari. Stop. Finito. Altri ragionamenti sono fuori da ogni logica, è vero che la palla è rotonda e i novanta minuti sono sempre da giocare, però un po’ di sano realismo non ha mai fatto male a nessuno.

Non nego che scrivere oggi un pezzo di concetto sulla Dea è davvero difficile. Banalità e conteggi suonano molto come una mera ricerca di giungere il prima possibile in calce all’obbligo quotidiano. Il problema grosso è che non c’è nulla di cui scrivere. Di cui parlare. Su cui confrontarsi.

Siamo di fronte ad una retrocessione che costerà un mucchio di soldi e che potrebbe arrivare al termine di una stagione allucinante. Il gruppo atalantino non è uno dei tre peggiori, eppure a 270 minuti dalla fine siamo costretti a parlare e commentare le partite sperando nelle disgrazie altrui.

Tutto questo mentre Luigi Del Neri con la sua Sampdoria sbanca l’Olimpico e lotta per l’Europa che conta. Non scriverò ancora che lasciarlo andare è stato lo sbaglio più grande della recente storia atalantina. Non sottolineerò una volta di più che gli errori si pagano cari, che tra uomini i problemi si risolvono e che andare allo sbaraglio con un tecnico esordiente è stato un suicidio. Il cinquantesimo campionato di serie A, da aggredire per salvarsi il prima possibile, è stato gestito senza una programmazione adeguata e con scelte davvero inconcepibili.

Non insisterò. Mi limito a constatare la cosa più ovvia e semplice che ho visto nel sabato milanese. Un giorno e mezzo di prevendita, 3000 persone al seguito. Non 30 o 300. Tremila. Loro ci credevano, la squadra ci credeva. In tribuna stampa, ci credevamo. Pronti, via. Gol del “Tir”. Passano tre minuti, quasi raddoppio del “Tir”. Poi, il ritorno dell’Inter. La loro vittoria, meritata. Cosa rimane? Semplice, i bergamaschi al seguito.

Cari Ruggeri, il problema non è scendere in serie B. E’ già successo, succederà ancora. La cosa che spaventa di più è il silenzio. E’ la mancanza di un progetto che faccia pensare ai tifosi e a tutto l’ambiente che si può ricostruire. Si può ripartire. Si può risalire.

Siamo a maggio, è vero che la classifica non dice ancora niente di definitivo, ma come mai non si parla del futuro? Ci sono alcune domande che mi girano in testa da settimane e per cui non trovo risposta. Carlo Osti sarà ancora il direttore sportivo? Si sta già lavorando per il domani sia nel caso di retrocessione che nel caso di un miracolo salvezza? Ci sono già i due progetti intavolati oppure la gestione sportiva della squadra cambierà, tornando magari a costruire il futuro sui giovani?

E poi ancora, la gestione economica del dottor Giacobazzi ha soddisfatto la proprietà ed il Consiglio di Amministrazione oppure si sta pensando ad un cambio di rotta anche sotto quel profilo? Un paio di mesi fa Roberto Spagnolo è stato promosso sia nei contatti con la squadra che in quelli con la stampa. Ci sono altri incarichi in vista per l’ex direttore generale dell’Albinoleffe oppure si andrà avanti così relegandolo al ruolo di semplice pr? Oggi il presidente Alessandro Ruggeri ha le deleghe che furono di Isidoro Fratus, la famiglia pensa di continuare senza un amministratore delegato oppure c’è un nuovo organigramma in progetto?

L’ultimo quesito, poi, è difficile. Ma tremendamente importante. Senza i circa 35 milioni di euro che la salvezza garantirebbe all’Atalanta in virtù della nuova ripartizione dei diritti televisivi, c’è la possibilità che i Ruggeri cedano la società oppure rimane forte la volontà di continuare sistemando gli assetti dando forma e colore anche al progetto del nuovo stadio?

Tante domande cui sarebbe il caso di dare una risposta. Per affrontare il più serenamente possibile un futuro che oggi appare nerissimo ma che, anche con un miracolo, ha bisogno di chiarezza. Bergamo, la sua gente, amano quei colori come pochi altri sanno fare in giro per l’Italia. Sono sicuro che anche per la famiglia, lo spirito sia quello. E’ tanto giusto quanto doveroso uscire allo scoperto e dichiarare le proprie intenzioni: Cristiano Doni e Mino Favini, tanto per fare due nomi, aspettano un segnale. In molti vogliono capire se e come si può ripartire.

In serie A o in serie B conta poco, schiettezza e sincerità sono sempre la cosa migliore per chi è abituato ad affrontare tutto tirandosi su le maniche. Se papà Ivan potesse farlo, ci penserebbe lui ad accendere la luce. Purtroppo non ci riesce. Francesca e Alessandro, fatelo voi. Per il bene dell’Atalanta.

Fabio Gennari

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