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Psicologia

Per ascoltare ci vuole “tatto”

Di Redazione22 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Saper ascoltare

Saper ascoltare

Il tatto è un senso-chiave nel processo uditivo. Potrà sembrare strano, ma per sentire non basterebbero le orecchie. A rivelarlo gli scienziati dell’ University of British Columbia di Vancouver.

Così come guardare in faccia il proprio interlocutore serve a sentire meglio ciò che sta dicendo, allo stesso modo percepire sulla pelle l’ aria emessa da alcuni suoni aiuta a distinguere le parole che stiamo ascoltando: una sensazione tattile, insomma, permetterebbe di decifrare il mondo dei suoni che ci circonda.

I test sono stati condotti confrontando sillabe che vengono pronunciate con un’ emissione di aria, come “pa” e “ta, con sillabe come “ba” e “da” che invece non presentano questa caratteristica. Quando le sillabe non aspirate venivano accompagnate da un piccolo soffio sul collo o sul palmo della mano dei volontari, questi non le riconoscevano e le scambiavano per i corrispondenti suoni aspirati.

“Non vediamo con gli occhi, non ascoltiamo con le orecchie e non tocchiamo con le mani – afferma Brian Gick, coordinatore dello studio – siamo in realtà “multimodali”, percettori versatili del mondo che ci circonda, in grado di usare qualsiasi parte del nostro corpo per desumere dall’ esterno informazioni sugli oggetti o l’ ambiente intorno a noi”.

Lo studio in forma integrale è pubblicato sulla rivista Nature.

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