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Politica

Fini: non vado via ma non taccio, Berlusconi accetti il dissenso

Di Redazione20 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

ROMA — “Non ho nessuna intenzione di togliere il disturbo, nè tantomeno di stare zitto. E spero che Berlusconi accetti il dissenso. Qui si vedrà se siamo un partito in cui si discute liberamente e il dissenso è legittimo o se siamo il partito del predellino in cui tutti devono essere d’accordo e dire che va tutto bene”. Lo ha detto Gianfranco Fini, secondo quanto viene riferito, nella riunione con i parlamentari a lui vicini.

Fini ha anche spiegato di “non aver mai parlato di scissioni o di voto anticipato: se qualcuno li evoca è perchè auspica che io me ne vada”. A questo proposito, Fini ha anche criticato “chi in questi giorni ha cercato di interpretare il mio pensiero, andando da una parte all’altra in tv ad incendiare il dibattito”. Fiducia” a Fini che ha posto questioni che “meritano un approfondimento nel partito”, ma è “incomprensibile” parlare sia di scissione che di voto anticipato: questo si legge nel documento che gli ex An hanno sottoscritto dopo l’incontro con Gianfranco Fini nella sala Tatarella di Montecitorio.”In merito alle polemiche che l’incontro tra Fini-Berlusconi ha suscitato nei media e nell’opinione pubblica, riteniamo necessario esprimere solidarietà a Gianfranco Fini contro il quale – si legge – sono stati espressi giudizi ingenerosi con toni a volte astiosi”.

Fini, nel corso della riunione presso la sala Tatarella di Montecitorio ha elogiato il lavoro del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “Se non fosse stato per lui, ora saremmo come la Grecia”, avrebbe detto la terza carica dello Stato. Dunque, i problemi sollevati sulla scarsa incisività del governo e della maggioranza su temi come il Sud, le riforme, la coesione sociale, l’economia Fini non li ascrive al titolare di via XX settembre. Anzi, secondo quanto riferisce chi ha partecipato alla riunione, il presidente della Camera avrebbe precisato: “Non è una riproposizione degli attriti con Tremonti che, anzi, ha fatto un ottimo lavoro e senza di lui saremmo finiti come la Grecia”.

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