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Bergamo Editoriali

Nuovo stadio: ecco perché non si farà

Di Redazione16 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Lo stadio Comunale di Bergamo

Lo stadio Comunale di Bergamo

BERGAMO — Scusate, ma chi lo paga? Ciclicamente, discutendo di Atalanta e di sport a Bergamo, torna di moda il discorso del nuovo stadio. O meglio, di quel progetto più ampio chiamato “Cittadella dello Sport”. Dopo qualche mese di silenzio, a cavallo di Pasqua c’è stata l’ennesima fiammata di un tira e molla iniziato nella notte dei tempi.

Prima l’AlbinoLeffe con la proposta “Parco Sud”, area polifunzionale nella zona di Campagnola che comprende uno stadio da 12.000 posti e spazi verdi dedicati alle famiglie. Grazie alla disegno di legge che dovrebbe essere approvato dal Parlamento – condizionale d’obbligo, visto che se ne parla da oltre un anno e mezzo-, l’idea del patron Andreoletti non costerebbe nulla a Palafrizzoni visto anche il coinvolgimento del Gruppo Lombardini. 

Subito dopo il successo in Champions League, è stata la volta della FoppaPedretti Bergamo che ha riaperto la querelle sull’esigenza di un nuovo palazzetto.

Due realtà sicuramente intraprendenti che chiedono innovazione. Un Comune, quello di Bergamo, dove è forte la convinzione che la strada migliore sia un intervento completo che possa soddisfare le esigenze di tutti.

Leggendo le dichiarazioni rilasciate ai giornali negli ultimi giorni, sembra che l’ostacolo più grande sia l’Atalanta. Ma perché la società nerazzurra non dovrebbe partecipare attivamente a un progetto così importante per la città e per i bergamaschi? Come mai tutti questi tentennamenti? La risposta più logica è sempre quella, signori miei. Per fare un’operazione simile servono soldi. Tanti, tanti soldi.

Analizziamo la situazione. Albinoleffe e FoppaPedretti spingono, hanno delle idee interessanti ma comunque individuali. Nel progetto del Parco Sud il palazzetto non c’è, quindi si tratterebbe di una soluzione adatta solo per la società seriana. Il patron del VolleyBergamo Bonetti, chiede che la costruzione del nuovo impianto per pallavolo e pallacanestro sia fatta dal Comune, con annessi costi e responsabilità.

Da Palafrizzoni arrivano segnali di apertura verso il progetto di Grumello al Piano: stadio, palazzetto e molto altro per risolvere tutti i problemi. Già, ne resta solo uno: chi lo paga? Il terreno identificato è di proprietà del gruppo Cividini. Come tutti gli imprenditori però, i proprietari dei terreni non fanno beneficenza quindi la costruzione deve essere presa in carico da altri. Il Comune? No, dall’Atalanta.

Parliamo di cifre che si aggirano sui 40/45 milioni di euro, mica patatine. La famiglia Ruggeri oggi può farsi carico di un esborso simile? E ancora, ci sono realtà del territorio bergamasco in grado di scendere in campo per costruire uno stadio di proprietà dell’Atalanta? Non si deve dimenticare che negli ultimi anni, da parte della società nerazzurra, sono stati fatti investimenti importanti per la sistemazione del centro Bortolotti di Zingonia, quartier generale atalantino che coinvolge anche il settore giovanile.

Si parla tanto dell’opportunità di accedere a finanziamenti agevolati per un mutuo almeno ventennale del Credito Sportivo. La legge in questione è la legge Crimi che oggi è ancora impantanata nelle stanze romane, per la verità iniziò tutto con la proposta del PD Lolli. La realtà di oggi è che, dopo l’entusiasmo iniziale, tutte le società sono in stand-by almeno fino a quando verrà fatta chiarezza sull’effettiva fruibilità delle agevolazioni.

La candidatura dell’Italia per Euro 2016 è reale, l’Uefa prenderà una decisione il 27 maggio prossimo ma tra i 12 stadi presi in considerazione, di cui solo 3 saranno nuovi, Bergamo non c’è. Gli impianti di Bari, Cesena, Firenze, Milano, Napoli, Parma, Roma, Udine e Verona verranno rinnovati mentre sono Torino, Cagliari e Palermo le città che avranno uno stadio nuovo. Se gli Europei dovessero davvero essere assegnati all’Italia, per i lavori su questi stadi saranno disponibili oltre 700 milioni di euro.

La Juventus, per il nuovo Delle Alpi, ha siglato accordi economici con la SportFive (75 milioni di euro) e la Nordiconad (20 milioni) mentre si farà carico per 50 milioni di un finanziamento del Credito Sportivo: siamo al 35% del totale per la società che vanta il maggior numero di tifosi in Italia e quindi con introiti annui garantiti di ottimo livello.

A Palermo, il Presidente Zamparini ha sbloccato la situazione stadio all’inizio del 2009 e il motivo è presto spiegato. “Adesso che ho avuto il via libera per la costruzione del mio centro commerciale mi butterò a capofitto con i miei uomini sul la costruzione del nuovo stadio”. Ogni ulteriore considerazione è superflua.

L’ultimo protagonista della “Triade per lo stadio nuovo” è Cellino. Risorse finanziarie indubbiamente importanti, pochi mesi fa voleva comprare il West Ham, il numero uno dei sardi costruirà un impianto da circa 35 milioni di euro senza altre risorse che non siano le sue in modo da dotare il Cagliari di uno stadio di proprietà.

Cellino rimane una mosca bianca, ci sono discorsi sullo stadio nuovo più o meno bloccati un po’ dappertutto: Roma, Lazio, Siena e Fiorentina sono solo alcuni esempi di realtà che erano partite alla grande salvo poi bloccarsi per problemi principalmente economici. A Bergamo si chiede alla famiglia Ruggeri un impegno importante che, cifre alla mano, conviene solo al gruppo Cividini (proprietario del terreno) e al Comune, il quale riuscirebbe finalmente a realizzare un progetto sul tavolo da anni che altre amministrazioni avevano invece bocciato. Ricordate quando Ivan Ruggeri presentò un progetto di riqualificazione del Comunale ma venne stoppato per le richieste alla Martinella (progetto su cui peraltro pende un ricorso)? O quando Percassi fu bloccato appena abbozzò il discorso?

La verità oggi è soltanto una. Per costruire lo stadio o la Cittadella dello Sport servono volontà, terreni, un progetto e tanti soldi. Purtroppo manca la cosa più importante: 40 milioni di euro, nella situazione economica attuale e senza una prospettiva di ricavo serio di altro tipo, sono un investimento azzardato.

I bergamaschi e gli atalantini sono affezionati alla loro squadra ma pensare di spendere una cifra simile con un piano di rientro legato ai soli incassi delle partite o all’affitto per eventi speciali è veramente difficile.

Fabio Gennari

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