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Politica

La Lega vuole 7 assessori, a Formigoni l’Expo

Di Redazione12 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Roberto Formigoni

Roberto Formigoni

MILANO — Forte di una crescita del consenso elettorale la Lega è decisa a far pesare la sua forza sul tavolo del Pirellone. Secondo quanto trapela dai corridoi del potere milanese e lombardo, oltre alla presidenza del Consiglio regionale e alla vicepresidenza della Regione Lombardia, il Carroccio avrebbe chiesto a Formigoni 7 assessori su sedici. Lo rivela una fonte molto autorevole del movimento di Umberto Bossi.

Ma non solo. I lumbard vogliono ruoli importanti anche nelle partecipate della Regione, a partire da Arpa e Infrastrutture lombarde. Certo è che in Regione Lombardia serviranno ben più delle 48 ore che Zaia ha impiegato per comporre la giunta regionale del Veneto. Come si spiega la rapidità del governatore veneto e la lentezza di quello lombardo?

Qualcuno lo ha chiamato “Modello Veneto”, lavoro duro e poche chiacchiere. Eppure la vittoria di Formigoni era ampiamente prevista, almeno quanto quella di Zaia che ha dichiarato senza mezzi termini: “Se ci fosse stato un interesse “poltronaio” probabilmente saremmo ancora qui a litigare”. In realtà Zaia, la Lega e il Pdl veneti avevano già l’esecutivo in tasca, già pronto prima delle elezioni. Si è trattato di limare qua e là, in base ai risultati elettorali di ciascuna formazioni politica. Si poteva fare anche in Lombardia e probabilmente nelle stanze segrete qualcosa era già stato deciso. Ma gli equilibri in Lombardia, sono molto più complessi. Tanto che Formigoni, per evitare guai, ha deciso di avocare a sé la delega più importante di tutte nel prossimo mandato. Ovvero quella all’Expo 2015.

E dire che anche in Veneto ci sono le correnti i padrini e i pupilli in gara fra loro almeno quanto in Lombardia. Eppure la situazione è decisamente meno frammentata rispetto alla nostra regione, dove ai partiti politici s’intersecano centri di potere e di influenza estremamente pesanti, come Comunione Liberazione e la Compagnia delle Opere.

E poi , in Veneto il centrodestra ha maggior compattezza. Tanto che c’è chi intravede da quelle parti un laboratorio di quella federazione Pdl-Lega che piace tanto a Sandro Bondi (mentre Osvaldo Napoli ci metterebbe anche l’Udc). Sulla rapidità di Zaia ci sono fattori poi che hanno un peso determinante. In primo luogo lo stile “decisionista” della nuova generazione di amministratori leghisti, come appunto Zaia, che ha risolto le questioni ancora aperte nel giro di un giorno. E, secondo luogo, i 10 punti di vantaggio che la Lega ha sul Popolo della Libertà in Veneto che consento ampi margini di manovra. Mentre per Formigoni è un puzzle non indifferente mettere d’accordo gruppi, correnti, sfumature diverse e talvolta belligeranti.

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