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Atalanta, gli errori dei portieri sono costati 8 punti

Di Redazione12 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Andrea Consigli e Ferdinando Coppola

Andrea Consigli e Ferdinando Coppola

BERGAMO — Il saldo è negativo, l’Atalanta ha un problema tra i pali. Nella travagliata stagione nerazzurra, in mezzo a risultati deludenti e infortuni spesso fastidiosi, ci sono anche le papere. Non si parla del simpatico uccello della famiglia degli Anatidi o di qualche personaggio dei fumetti, purtroppo i tifosi bergamaschi sanno bene come il riferimento è ai “guai” dei due portieri che si sono alternati tra i pali.

Con quello commesso sul campo della Roma da parte di Andrea Consigli, sono otto le gare di questo campionato condizionate dagli errori dell’estremo difensore di turno: francamente troppe per una squadra che ha già parecchi problemi a concretizzare e che non può certo permettersi di regalare gol (e punti) agli avversari.

La serie nera è iniziata presto, seconda giornata. A Bergamo è arrivato il Genoa e nella sconfitta per 1-0 il gol di Moretti sugli sviluppi di un calcio d’angolo è risultato essere decisivo. Consigli aveva abbozzato l’uscita salvo poi tornare sui suoi passi e subendo la rete con i piedi piantati sulla riga di porta nonostante l’intervento in allungo avesse quasi permesso il miracolo.

Se per un portiere la scelta dell’uscita sulle palle inattive è sempre delicata, ciò che è successo al Bentegodi di Verona è quasi comico. Chievo – Atalanta, nerazzurri in vantaggio grazie ad una rete di Tiribocchi in quella che era la seconda partita di Antonio Conte. Sugli sviluppi di una rimessa, Bianco sta per controllare il pallone ma da dietro arriva una chiamata e il pasticcio è servito: chi era sistemato nei pressi della rete bergamasca conferma che è stato il portiere a indurre l’ex cagliaritano all’errore.

Dopo alcune prove sufficienti, Andrea Consigli è incappato nella “tre giorni horribilis” a cavallo tra le sfide di Livorno e Cagliari. Nel mercoledì sera toscano, un tranquillo 0-0 è saltato a metà ripresa: zuccata di Miglionico che sfugge alla più facile delle prese basse e frittata servita. Il 3-0 contro i sardi è nato da una doppietta di Nenè, stacco indisturbato su corner e tocco dal cuore dell’area piccola senza che il portiere riuscisse ad intervenire.

Firenze (posizionamento errato sull’1-0 di Vargas), Milano (destro di Pato tutt’altro che imparabile) e Roma (presa mancata su Vucinic) sono le altre tre partite storte che hanno condizionato pesantemente la stagione del giovane portiere, errori più che altro legati alla testa che ad un discorso tecnico e successi quasi sempre lontano da Bergamo.

Per dovere di cronaca, ci sono state anche un paio di gare decise in positivo dal numero 1 nerazzurro. A Siena, rigore parato e respinta decisiva prima del fischio finale, e nella gara di Bergamo contro il Milan (chiedere a Pato e Ronaldinho ulteriori dettagli) si sono viste le doti del prodotto del vivaio a dimostrazione che la qualità non manca a fronte di una tenuta mentale troppe volte fragile.

Ora, la domanda sorge spontanea. Ma non era il caso di far giocare Coppola? Passato a parte, ricordiamo che nella scorsa stagione l’avvicendamento tra i pali fu chiesto a gran voce, è giusto sottolineare che Antonio Conte aveva provato a cambiare in corsa con risultati anche stavolta alterni. Il miracolo su Thiago Motta al 92′ di Atalanta – Inter è stato forse il punto più alto per un portiere che a Genova si è reso protagonista di un brutto errore di posizione sulla rete del vantaggio di Palacio e anche altre volte non ha convinto in pieno.

Dentro ad un risultato ci sono tante componenti, ma è ovvio che l’errore tra i pali spesso pesa di più di un’occasione sciupata davanti al portiere. I conti sono presto fatti. Coppola è in pareggio, il punto conquistato con l’Inter compensa quello potenziale perso a Marassi contro il Genoa, ma Andrea Consigli è purtroppo in saldo negativo: uno contro il Genoa, due a Verona, uno a Livorno, uno a Cagliari, uno a Firenze, uno a Milano e uno a Roma portano il totale dei punti lasciati per strada a quota 8. Con i due di Siena e quello conquistato a Bergamo al cospetto del Milan la ferita si riduce a 5 che, classifica alla mano, oggi renderebbero la situazione molto meno pesante.

Siamo nel rush finale di un campionato per molti già compromesso e che invece può regalare ancora qualcosa di grandioso. Queste valutazioni dovevano (a gennaio era impossibile intervenire?) e dovranno essere fatte: per affrontare bene campionati difficili come quello italiano serve segnare tanto e subire poco, con la porta aperta non si arriva da nessuna parte.

Fabio Gennari

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