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Politica

Udc: direttivo di fuoco, Bettoni rivendica la sua autonomia

Di Redazione8 aprile 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Valerio Bettoni

Valerio Bettoni

BERGAMO — E’ stata una serata decisamente infuocata al direttivo provinciale dell’Udc. Dopo i risultati tutto sommato deludenti alle elezioni regionali, con la sola eccezione di Valerio Bettoni, nel partito di Casini versante bergamasco sono piovuti fulmini e saette.

La riunione nella sede di via Delpino ha avuto momenti di grande tensione. Nonostante l’autodifesa del segretario provinciale Nicola Gritti, nel mirino è finita la linea politica di Casini e Baruffi dimostratasi, alla prova dei fatti, perdente sia a livello nazionale sia a livello regionale. Il che ha scatenato le critiche dell’ala del partito che guarda più a centrodestra. Ma non solo. Anche Valerio Bettoni avrebbe espresso, con la sua consueta veemenza, forti perplessità. Tanto che, secondo quanto trapelato, l’ex presidente della Provincia si sarebbe smarcato dal partito su più fronti.

Bettoni d’altronde è uscito vincente dalla competizione elettorale. In virtù dei voti ottenuti – sufficienti a farlo considerare il vero vincitore delle scorse regionali in Bergamasca – l’ex presidente della Provincia rivendica la sua posizione politica e la sua autonomia, del tipo “quei voti sono miei, gli elettori li hanno dati a Valerio Bettoni”.

D’altronde il consigliere regionale neoeletto non ha mai nascosto la sua delusione per un risultato che avrebbe potuto avere dimensioni ben più corpose. Sopratutto qualora avesse corso in un altro partito. Bettoni dunque è pienamente consapevole della sua forza elettorale e l’Udc, ridotto ai minimi termini senza di lui, gli potrebbe stare stretto. Se a questo aggiungiamo che l’ex presidente della Provincia ha sempre rivendicato la sua indipendenza – talvolta di pensiero, a volte addirittura di schieramento -, il solco con gli sconfitti Casini e Baruffi si fa decisamente largo.

Il generoso Gritti dal canto suo sta cercando di tenere le fila di un partito che sembra perdere i pezzi. Molti sono gli esponenti di spicco che non vedono di buon occhio l’attuale linea politica. La defezione di Arnoldi era ampiamente prevista. L’ex parlamentare non ha partecipato al vertice provinciale. Arnoldi d’altronde non ha mai condiviso la linea anti-Lega imposta da Casini, definita “sudista e suicida”, e si è chiamato fuori dal partito.

In tempi non sospetti, anche il segretario cittadino Massimo Fabretti aveva espresso tutte le sue perplessità sulla svolta anti-Formigoni dell’Udc, dopo che il partito stesso aveva governato e condiviso con il presidente della Regione 15 anni di amministrazione. I risultati elettorali gli hanno dato ragione: alla conta dei voti l’elettorato dell’Udc non ha capito la scelta di Casini e ha guardato altrove. Ad altri candidati bergamaschi.

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