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Politica

Pirellone, il toto-assessori dice due (forse tre) bergamaschi

Di Redazione31 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il Pirellone, simbolo e sede della Regione Lombardia

Il Pirellone, simbolo e sede della Regione Lombardia

MILANO — Passata la sbornia da vittoria, il presidente della Regione Roberto Formigoni si è messo subito al lavoro per riprendere in mano le redini del Pirellone. L’ampio consenso ottenuto gli permette di programmare una stagione di riforme, orientata ovviamente al federalismo fiscale voluto dall’alleato leghista. Ma di fondamentale importanza sarà, fin dall’inizio, la composizione della squadra di governo lombarda.

Le Lega oggi ha reclamato parità di trattamento con il Pdl. Formigoni avrà un mese per analizzare i dati delle elezioni, provincia per provincia, e scegliere le persone giuste da mettere al posto giusto. E’ questo il lasso di tempo che il presidente si è preso per far quadrare il cerchio. Anche se sarebbe ingenuo pensare che il governatore non abbia già in mente un squadra da proporre e discutere con la Lega.

Certo è che ai Lumbard andranno quantomeno 6 assessorati mentre la compagine pidiellina, nelle sue varie correnti e colorazioni, comprese quella di Comunione Liberazione, avrà presumibilmente 10 assessori, per un esecutivo pari a 16.

Già cominciano a circolare i primi nomi. Alcuni sono noti da tempo. A partire dalla vicepresidenza della Regione che andrà al leghista Andrea Gibelli che oltre ad essere il presidente della Commissione attività produttive della Camera è una vecchia conoscenza di Formigoni, dal momento che ha frequentato la scuola di Comunità da cui escono i rampolli di Comunione Liberazione.

Al leghista Gibelli verrebbero assegnate anche deleghe assessorili di peso come la Formazione e l’Industria. Ad un altro leghista, probabilmente Davide Boni, andrà la presidenza del Consiglio regionale, mentre il ruolo di capogruppo dovrebbe essere una questione fra Parolo e Galli. Gli altri assessorati della Lega potrebbero essere la Sanità (dove in corsa c’è Bresciani), l’Urbanistica e il Territorio (forse appannaggio di un assessore bergamasco), le Politiche Giovanili (che potrebbero andare a Renzo Bossi), la Cultura e le Tradizioni locali, l’Agricoltura (a Monica Rizzi).

Stando a quanto si vocifera nei corridoi del potere regionale, gli assessorati che vedono coinvolti uomini vicini a CL sarebbero 4, oltre al presidente. Il toto assessori ciellino vede la riconferma di Raffaele Cattaneo ai Trasporti, di Romano Colozzi al Bilancio e personale, mentre il bergamasco Marcello Raimondi si contenderebbe il posto alle Attività produttive con l’altro ciellino Mauro Parolini. Il poker di Cl si chiuderebbe con il rieletto Giancarlo Abelli alle Politiche sociali.

Alleanza Nazionale avrebbe un suo assessore nella persona di Romano La Russa, a cui potrebbe andare la delega all’Ambiente. Mentre non è un mistero che il bergamasco Marco Pagnoncelli – ex segretario provinciale di Forza Italia e non eletto nel listino di Formigoni per un meccanismo elettorale – sia in predicato di aggiudicarsi un assessorato, si dice quello al Turismo.

Reti e Protezione civile potrebbe essere una questione fra due big del Pdl milanese, Massimo Buscemi e Stefano Maullu. Ma anche Alessandro Colucci o un assessore leghista a sorpresa potrebbero dire la loro. Mentre le deleghe alla Casa e ai Lavori saranno probabilmente appannaggio del pidiellino Domenico Zambetti.

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