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Politica

In Italia le 6 regioni più importanti al centrodestra

Di Redazione30 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Com'era e com'è l'Italia

Com'era e com'è l'Italia

ROMA — Il centrodestra ha vinto nettamente le elezioni regionali del 2010 grazie alla squadra della Lega che fa il pieno storico di voti (arriva quasi al 13%) e porta due dei suoi, Luca Zaia e Roberto Cota alla guida di due regioni chiave del Nord, il Veneto e il Piemonte. Il centrodestra incassa anche il Lazio, e con la Lombardia, la Campania e la Calabria insidia pesantemente il primato regionale del centrosinistra (da 11 a 2 si passa a 7 a 6).

Amarezza nel Pd che fino all’ultimo ha tremato per la sorte della Bresso ma anche per la Bonino. E alla fine di una interminabile maratona elettorale con un perenne testa a testa sia nel Lazio sia nel Piemonte, che si è sbloccato solo a dati ultimati, le due candidate ‘laiche’ del Pd sono state scalzate dai competitor del centrodestra.

Tira un sospiro di sollievo il Pdl, stappa bottiglie di spumante Umberto Bossi che già si sente “arbitro della situazione” ed è pronto a capitalizzare la massa di voti padani; per le riforme e il federalismo, certo, ma anche per rivendicare la golden share nella coalizione, comunque indebolita elettoralmente sul versante Pdl, mentre il fronte finiano si lecca le ferite e prepara la controffensiva interna, consapevole che la resa dei conti post-elettorale potrà essere politicamente dolorosa. Nel Pd si mastica amaro. L’illusione di una doppia vittoria nel Lazio e in Piemonte, coltivata fino all’ultima proiezione, si è rivelata infine vana.

Il centrosinistra ha perso ben quattro regioni e si è verificata così la più pessimistica delle ipotesi. D’altra parte anche la vittoria di Nichi Vendola in Puglia, nata sull’onda di uno scontro interno che ha infine indotto il Pd a ‘ripiegare’ sul candidato della sinistra, non si può considerare una vittoria a tutto tondo dei Democratici. Si tratta pur sempre di un ‘outsider’. Soddisfatto a metà probabilmente Pier Ferdinando Casini che potrà far valere con il Pdl il suo ruolo ‘determinante’ nella vittoria della Polverini, ma che ha fallito in qualche modo la prova d’amore con il Pd di Bersani convinto che l’alleanza con l’Udc sarebbe stata vincente per il Piemonte. Per contro, Antonio Di Pietro, che si è rafforzato elettoralmente (é passato dall’1,5 delle regionali 2005 al quasi 8 di oggi) e ha potuto presentarsi a testa alta di fronte al Pd, come forza politica ‘determinante’ e di cui i democratici non possono fare a meno in vista della costruzione di una forza alternativa di governo.

Unica consolazione per il Pd, la non esaltante prova elettorale del Pdl che scende al suo minimo storico attestandosi al 26,7% (alle precedenti regionali 31,4, alle politiche 2009 32,3). Anche il partito di Bersani, però non è certo schizzato verso l’alto: si attesta al 25,9 (32,4 alle precedenti regionali, 26,6 alle ultime politiche). Stazionario l’Udc che ottiene il 5,8, mentre l’Idv è al 6,9 (1,5 precedenti regionali, 7,8 alle politiche 2009. La Lega, come si è detto è salita al 12,7 (5,7 alle precedenti regionali, 11,3 alle politiche).

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