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Editoriali

Se l’Atalanta non vince quando merita, è tutto ancora più difficile

Di Redazione29 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Mucchio selvaggio in area nerazzurra

Mucchio selvaggio in area nerazzurra

BERGAMO — Ho visto un’Atalanta tosta, corta, aggressiva e per almeno settanta minuti padrona del campo in casa della Juventus. Ho smesso presto di contare le occasioni da gol create, le azioni interessanti di poco sventate e le conclusioni che per questioni di centimetri non hanno trovato la porta.

Ho annotato un rigore solare non assegnato a Ferreira Pinto, mi sono sorpreso ad aspettare con ragionevole fiducia il gol della svolta. Quel vantaggio, strameritato, che ogni bergamasco con un minimo di cultura calcistica vedeva nella superiorità dei nostri sugli intimoriti juventini.

Gol di Melo, fischio finale e fine delle trasmissioni. Anzi no. Manata a Zebina, uova contro il bus della Juve e vittoria scacciacrisi della banda Zaccheroni: non c’è trasmissione televisiva che abbia detto il contrario o abbia sottolineato il dominio orobico sui resti bianconeri. Lasciamo agli juventini l’illusione di aver davvero ritrovato il bandolo della matassa, noi limitiamoci ad analizzare questa tremenda sconfitta e cerchiamo un barlume di fiducia.

Tremenda signori, impossibile definirla diversamente. L’Atalanta, dopo due successi roboanti, si è presentata sul campo della “Vecchia Signora” comandando le operazioni. Ha giocato, ha creato, ha sciupato. Come a Catania, come a Bologna. Non è successo spesso, purtroppo, di fare così bene lontano da Bergamo ma ora che ai titoli di coda mancano sette partite un risultato simile è pesante. Pesantissimo.

Scrivendo le pagelle mi sono chiesto come fosse possibile dover scrivere di una sconfitta. Immagino la rabbia del gruppo, penso alla sconfitta dell’Udinese e al pareggio della Lazio e mi ripeto: che peccato. Nella giornata in cui mancavano Bellini, Talamonti, Guarente e Doni, uomini a cui non rinunci proprio facilmente e che comunque ti permettono di scegliere, Mutti presenta a Torino l’unica Atalanta possibile. Per oltre un’ora, una splendida orchestra.

L’appunto che mi sento di muovere al tecnico di Trescore è quello di non aver dato un segnale, ai suoi giocatori, nel momento in cui l’avversario era in ginocchio. Valdes sulla sinistra saltava costantemente Zebina, dietro di lui Peluso  è arrivato sul fondo parecchie volte mettendo dentro palloni interessanti. Perchè non inserire subito nella ripresa Ceravolo per Ferreira Pinto provando schiaffeggiare anche Grosso? Si sarebbe creata superiorità anche a destra, raddoppiando le possibilità di servizio per Tiribocchi e Amoruso che nel finale non hanno avuto più alcun pallone giocabile.

E ancora, il controllo a metà campo era netto con Padoin e De Ascentis clamorosamente superiori agli avversari. Un uomo come Volpi, regista d’annata, avrebbe aiutato a controllare meglio il pallone nel momento del prevedibile calo finale: assalire l’Atalanta senza pallone tra i piedi sarebbe stato molto più difficile per la Juventus. Dettagli, secondo qualcuno. Molto importanti, aggiungo io. Quando la squadra è vicinissima all’impresa, un cambio può decidere tutto sia nel bene che nel male: non farlo è sempre un errore.

Tornando ai giocatori, ho rivisto da almeno sei inquadrature diverse sia la rete di Del Piero che quella di Felipe Melo. Confermo il 6 a Consigli: secondo me, non c’è nessuna colpa dell’estremo nerazzurro nelle specifiche circostanze.

Dopo due belle vittorie, questa sconfitta cosa cambia? Poco o niente, signori miei. I punti dalla quart’ultima sono sempre gli stessi, seppur con una giornata in meno, la squadra deve giocare ogni volta come in una finale. Sembra la classica caramella data ai bambini per addolcire la situazione. Avesse perso male, avrei ricominciato a temere il peggio.

Oggi la matematica dice che il distacco è immutato ma ci sono meno punti a disposizione: affidiamoci alla prestazione, l’Atalanta stritoli il Siena senza farsi grosse illusioni per la sfida di Roma e aspetti buone nuove dai campi collegati. Dipende molto dagli altri, non è ancora finita ma serve continuità. Fino a quando la matematica emetterà il suo verdetto.

Fabio Gennari

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