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Politica

Busta esplosiva inviata alla sede della Lega: un ferito

Di Redazione27 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I resti della busta recuperati dalla Digos

I resti della busta recuperati dalla Digos

MILANO — Si alza pericolosamente la tensione alla vigilia delle elezioni regionali. Questa mattina l’esplosione di una busta indirizzata alla Lega Nord di via Bellerio, a Milano, ha ferito un addetto alle posto, nell’ufficio postale di via Lugano (zona nord del capoluogo meneghino).

Lo scoppio è avvenuto alle 5.45. Mentre l’addetto smistava le buste, da una di queste si è sprigionata una fiammata. L’addetto ha riportato ferite non gravi al volto e alle mani. Nell’ufficio postale sono intervenuti gli artificieri che stanno verificando pacchi e buste e la Digos che si occupa delle indagini.

Nella rivendicazione trovata all’interno della busta c’era una frase contro il ministro Maroni. Il particolare, emerso nel corso degli accertamenti, è stato confermato ufficialmente dalla Questura, che conduce le indagini. “Nei Cile si stupra – si legge tra l’altro nel un foglio – Maroni complice di questi fatti”.

Intanto arrivano le prime reazione politiche. “La Lega è una forza di popolo, una forza tranquilla e decisissima, e non sarà certo un pacco esplosivo a turbare la nostra serenità o la nostra determinazione ad attuare il cambiamento per via democratica”. Lo ha detto all’Ansa il ministro bergamasco per la Semplificazione, Roberto Calderoli.

“Esprimiamo solidarietà e affetto all’impiegato delle Poste che è rimasto ferito nello scoppio – ha aggiunto Calderoli – e nel contempo ricordiamo che il clima di odio aizzato da molti contro la Lega porta a frutti avvelenati, così come ha portato a frutti avvelenati con l’attacco a Berlusconi”. “Ma non sarà Giove tonante a far tremare il popolo e tantomeno la Lega – ha concluso il ministro. Nessuna provocazione, nessun attacco ci faranno recedere dalla nostra via, che è la via delle riforme e del cambiamento democratico”.

Secondo alcune indiscrezioni, l’invio della missiva sarebbe stato rivendicato dallo stesso gruppo della galassia del Fai (Federazione anarchica informale) che ha colpito l’Università Bocconi il 15 dicembre scorso. Si tratta del gruppo che si sigla “Sorelle in armi”, e che in quell’occasione aveva piazzato in un tunnel dell’ateneo un tubo esplosivo, detonato solo in parte e in un orario notturno, forse per errore.

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