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Politica

Regionali: Scotti incassa il sostegno dell’ex sindaco Veneziani

Di Redazione26 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La cartolina con cui Veneziani sostiene ufficialmente Scotti

La cartolina con cui Veneziani sostiene ufficialmente Scotti

BERGAMO — Spalla a spalla su una cartolina, come un padre con il figlio. Il primo a spiegare al secondo. Ecco come l’ex sindaco di Bergamo Cesare Veneziani ha dato la sua investitura ufficiale a Carlo Scotti Foglieni, candidato alle regionali per il Pdl.

“Quando ho saputo della candidatura di Carlo – si legge sul retro della cartolina a firma Cesare Veneziani – ho pensato che finalmente avesse messo in pratica un mio consiglio: vuoi aspettare i 70 anni per candidarti? Carlo è una risorsa importante per la nostra città. C’è bisogno di giovani leve, cariche della volontà di fare, oneste ma soprattutto lontane dal sistema delle poltrone” conclude l’ex sindaco.

Veneziani e Scotti si conoscono da tempo. Anzi, per cinque anni, durante il mandato dell’uomo Fiat catapultato a Palazzo Frizzoni per l’insipienza del centrosinistra e l’irruenza di Forza Italia, si trovarono a lavorare fianco a fianco. Veneziani sindaco, Scotti Foglieni assessore al personale, un ruolo chiave per la macchina amministrativa.

A Palazzo uffici e nelle sedi distaccate del Comune, chi ebbe a che fare con lui descrisse Scotti come dirigente “gentile ma tosto”. Uno che, per una volta, sapeva di cosa stava parlando. Insegnava marketing alla Cattolica ma era poco avvezzo alle chiacchiere e molto proiettato al lavoro. Cercò di cambiare le cose. Di rendere quella macchina elefantiaca che si chiama Comune di Bergamo un po’ più snella, un po’ più moderna, un po’ più facile per i cittadini. Cercò di tagliare i privilegi, ma si scontrò con i laccioli incrociati della burocrazia. Memorabili le sue battaglie contro i sindacati, in particolare la Cgil, che con i loro veti ingessavano ogni possibilità di cambiamento.

Scotti e Veneziani. Caratteri simili, schivi, a tratti ruvidi, poco inclini al miele dei complimenti. Erano distanti anni luce dallo stile salottiero di molti esponenti del loro stesso partito: quelli che, in una vendetta postuma, li pugnaleranno alle spalle. Nella corsa a Palafrizzoni, Veneziani si scontrò con il rivale e intellettualissimo Guido Vicentini. Lo batté promettendo lampioni a Monterosso, mentre l’altro annaspava sui massimi sistemi. Poi scelse una squadra di uomini del fare, della quale faceva parte anche Franco Tentorio, attuale sindaco di Bergamo, e di cui il più promettente era il giovane commercialista di Calusco.

Undici anni dopo eccoli di nuovo insieme, Scotti e Veneziani. Sembrano due secoli, ma l’Italia nel frattempo di grandi passi in avanti non ne ha fatti. Loro, i due manager delle professioni e dell’industria, risfoderano lo stesso spirito di quel tempo: quello di due persone che volevano cambiare il “mondo”, con quella rivoluzione liberale che il presidente Berlusconi professava e che da molti, col tempo, venne tradita. Ma anche nel 2010, per fortuna, sognare non è vietato.

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