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Salute

Ginecologi in allarme: troppe isterectomie

Di Redazione24 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Intervento in sala operatoria

Intervento in sala operatoria

Ogni anno in Italia vengono eseguite 70.000 isterectomie. Tuttavia, il 60 per cento delle donne a cui oggi viene asportato l’utero potrebbe ottenere una più efficace soluzione con un semplice dispositivo intrauterino e mantenere così la capacità riproduttiva. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista “Acta Obstetricia et Gynaecologica” e  che ha coinvolto 228 donne.

Le isterectomie, spiegano gli specialisti, sono spesso praticate in modo improprio, soprattutto per risolvere patologie benigne come le mestruazioni abbondanti: ne soffre il 20% delle pazienti che si rivolge al ginecologo, ma sono ancora la maggioranza quelle che lo considerano un fatto fisiologico e sopportano disagi talvolta pesanti. La comunità scientifica è concorde: il trattamento più favorevole è il sistema intrauterino a lento rilascio di levonorgestrel. Raccomandato come prima scelta, rappresenta una valida alternativa farmacologica a interventi demolitivi come l’isterectomia o l’ablazione endometriale. 

La ricerca, pubblicata dall’Università danese di Aarhus, ha evidenziato l’importanza di proporre alle donne colpite da questo disturbo il dispositivo intrauterino a rilascio di levonorgestrel. Si chiama ‘Mirena’ ed è  già stato indicato dalle linee guida internazionali e della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) quale metodo di prima scelta per affrontare i flussi eccessivi. Il dispositivo assicura maggiore appropriatezza terapeutica e minori costi, dal punto di vista psicologico e sociale, ma anche economico.

Dopo un anno dall’inserimento più della metà delle pazienti ha notato una diminuzione del dolore mestruale. Inoltre, può essere utilizzato anche durante l’allattamento e permette di recuperare completamente la capacità riproduttiva dopo la sua rimozione. L’asportazione dell’utero resta il più diffuso intervento al mondo dopo il taglio cesareo. L’hanno subita negli USA e nel sud Australia una ultrasessentenne su tre, nel Regno Unito una su cinque.

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