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Editoriali

Personalità e grinta: senza Doni, ci pensano gli altri

Di Redazione22 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Mercoledì rivedremo un tabellone così bello?

Mercoledì rivedremo un tabellone così bello?

BERGAMO — Dopo un successo, così rotondo per altro, sapevo che sarebbe arrivata l’euforia dei giorni buoni. Mentre scrivevo le pagelle dal box numero 3 dello stadio Comunale, udivo all’esterno i clacson delle macchine in festa e sulle tribune i pochi intimi rimasti applaudivano sereni.

Bene, signori, giusta felicità. Oggi però, a ventiquattro ore dalla gloria e a circa ottanta dalla sfida con il Cagliari, è doveroso analizzare il successo sul Livorno e dare il giusto peso a ciò che è accaduto.

Primo inciso, facilissimo. I labronici sono nettamente inferiori dell’Atalanta. Si è visto pochissimo nei novanta di gioco da parte della banda-Cosmi, furetto indemoniato che a fine gara ha dovuto chiedere scusa per conto dei suoi.

Dentro al 3-0 targato Padoin – Chevanton – Ferreira Pinto c’è quella risposta che la gente si attendeva, quella grinta che comunque vada il bergamasco medio malato di Atalanta vuole sempre da chi ha l’onore di scendere in campo con quei colori addosso. L’assenza di Doni, sotto questo aspetto, è stata determinante. Dopo una settimana di ritiro, con la consapevolezza che lo scudo per eccellenza questa volta sarebbe mancato, altri protagonisti delle domeniche da stadio hanno finalmente preso per mano il gruppo e lo hanno condotto alla vittoria.

Vedere le prestazioni di Valdes, Padoin,Guarente, Ferreira Pinto e Manfredini ha riconciliato la squadra di Mutti con la sua gente dimostrando che anche senza il capitano a combattere si possono fare ottime cose.

Se il cileno gioca bene da un pezzo – Mutti, mi raccomando, che non baleni più l’idea di escluderlo per scelta tecnica – e Padoin è il solito guerriero meritano una menzione speciale Tiberio Guarente e Ferreira Pinto. Entrambi, per motivi diversi, hanno dimostrato spesso freni a livello mentale. Dopo una partenza lenta hanno aumentato i giri fidandosi della corsa, della tecnica e delle loro qualità.

Visti i risultati, chiedo loro: avete visto che non siete diventati brocchi tutto d’un tratto? Era così difficile credervi ancora importanti e determinanti per questa squadra? Comunque vada, ogni tentativo di salvezza passa dagli uomini decisivi come loro due e per questo devono confermarsi già mercoledì al cospetto del Cagliari.

“Chicco, il ricciolo d’oro” ha guidato ancora una volta la difesa senza affanni, grazie anche alla scarsa vena avversaria dalle parti di Consigli non sono arrivati pericoli ma ci sono state un paio di ripartenze che senza il piedone di Manfredini avrebbero potuto far male.

Dicevo dell’assenza di Doni importante sotto l’aspetto caratteriale, a differenza di quanto scrivono molti colleghi credo ancora che Atalanta – Livorno abbia confermato come la qualità del miglior Cristiano, a questa squadra, manchi un sacco. Tolto Valdes, non c’è nessuno che possa svitare le partite con un colpo di magia. Tatticamente parlando, Nicola Amoruso ha forse beneficiato della squalifica del capitano perchè ha potuto venire a manovrare come il vecchio Floccari, lì davanti però i problemi non sono del tutto risolti.

Chevanton è anarchico, ha quella dose di imprevedibilità che sembra sempre possa sempre venire fuori. All’atto pratico, la verve del sudamericano ha prodotto alcune azioni davvero inspiegabili come la giocata in stile rugby del primo tempo: palla lunga e rincorsa solitaria. Tra due giorni Mutti avrà tre nomi per due posti. Rientra Tiribocchi, sarebbe interessante vederlo all’opera insieme ad un manovratore come Amoruso ma lasciar fuori il folletto uruguaiano dopo la rete davanti ai suoi tifosi, è dura. Aspettiamo e vediamo dunque, il “problema Doni” per un altro paio di partite non ci sarà.

Lazio – Siena e Catania – Fiorentina saranno determinanti, ad Udinese – Chievo ci credo poco ma a prescindere da tutto servono altri tre punti della Dea contro il Cagliari. Forse ieri si è solo prolungata l’agonia, magari in pochi giorni cambia davvero la storia di questa stagione. Stiamo a vedere, in questi momenti il calcio sembra ancora più bello di quanto tutti possano immaginare.

Fabio Gennari

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