iscrizionenewslettergif
Editoriali Sport

Atalanta, serve un nuovo corso non un nuovo proprietario

Di Redazione22 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

L'ex presidente nerazzurro Ivan Ruggeri

L'ex presidente nerazzurro Ivan Ruggeri

BERGAMO — Signori, il problema vero non sono i Ruggeri in quanto proprietari ma le loro scelte dal punto di vista gestionale. La lettera aperta della Curva Nord ha scosso la vigilia del doppio delicato impegno che attendeva i ragazzi di Mutti. Le rimostranze della tifoseria sono sicuramente condivisibili sotto il profilo sportivo ma pensando alla gestione societaria il discorso è ben più ampio.

Innanzitutto, mettiamo dei paletti. La società Atalanta, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ha commesso tanti errori. Troppi. Il fallimento sportivo di questa stagione prescinde dall’epilogo che tutti speriamo miracoloso ma è innegabile che ci siano state numerose scelte sbagliate.

A partire dal gennaio scorso, periodo in cui Luigi Del Neri progettava con una bella lista di nuovi acquisti la terza Atalanta della sua storia, si sono succeduti avvenimenti importanti che giorno dopo giorno hanno portato alla situazione disperata di oggi. Le dimissioni di Fratus, quelle rientrate di Bortolotti e l’ultimo rimpasto societario con Roberto Spagnolo promosso nei rapporti tra squadra, stampa e presidente testimoniano di come gli assetti a Zingonia siano in continuo movimento.

Dal punto di vista sportivo ci sono state cessioni importanti come quella di Floccari seguite da acquisti inizialmente osannati ma all’atto pratico risultati fallimentari. In panchina tre tecnici, Gregucci e Conte prima del bergamasco Mutti, che nel complesso sarebbero costati il doppio rispetto alla conferma di Del Neri. Il tecnico friulano, firmò il secondo contratto annuale direttamente con la famiglia Ruggeri. Nel giorno del suo addio, ha ringraziato ancora Alessandro, Francesca e mamma Daniela. Nessun altro dirigente, soltanto loro. Mino Favini e Cristiano Doni, tanto per fare due nomi, a breve vedranno scadere il loro contratto. L’eventuale rinnovo, in campo o come dirigente per quanto riguarda il capitano, arriverà dopo aver discusso con la famiglia.

La prima cosa che viene in mente, davanti ad una situazione difficile come quella di oggi, è dire alla famiglia di vendere. E’ la soluzione più semplice e semplicistica. Troppo facile, aggiungo io. I Ruggeri hanno attraversato gli ultimi 16 anni della storia nerazzurra, papà Ivan prima della grave malattia che lo ha colpito era l’unico comandante della nave atalantina e come tutti gli uomini di responsabilità ha fatto scelte giuste ed altre sbagliate.

Nella storia dell’Atalanta non ci sono mai stati scudetti o soddisfazioni europee, le serate memorabili si contano sulle dita di una mano. Eppure dopo 102 anni di vita la passione della gente, tramandata di padre in figlio, è ancora ai massimi livelli. E, a mio parere, non si possono buttare alle ortiche tutti questi anni per una stagione sbagliata. Quello che serve davvero è un riassetto della società, non un cambio di proprietà come invece auspicato dagli ambienti economici, ancor prima che sportivi, che fanno capo a nomi che tutti conosciamo.

Ci sono responsabilità precise in tutti i settori, da quello economico a quello sportivo nella situazione dell’Atalanta di oggi. Ma è altrettanto vero che ci sono lobby economiche che hanno tutto l’interesse a giocare sui nervi dei tifosi e a soffiare sul fuoco, perché quel fuoco diventi un incendio e i Ruggeri siano costretti a battere in ritirata.

Alessandro e Francesca devono avere la forza di riorganizzare tutto, girando pagina rispetto a quello che faceva il padre Ivan. Esperienza, età anagrafica e capacità gestionali sono giocoforza diverse rispetto a lui, se la proprietà vuole restare al timone deve rifondare mettendo gli uomini giusti ai posti giusti.

Snobbare i “cavalli di ritorno” come Massimo Donati e poi riaccogliere Cristian Vieri, ignorare la volontà di ragazzi bergamaschi di venire a giocare per l’Atalanta preferendo scommesse messicane o giocatori appena retrocessi rientra in quelle scelte che un direttore sportivo può fare ma di cui poi deve rispondere. Gli errori, Francesca lo ammise nel giorno della presentazione di Mutti, sono stati fatti. La famiglia ha chiesto di ripartire e la gente ha sostenuto il nuovo tecnico sognando un’impresa che sembra molto lontana.

Al termine della stagione, costi quel che costi, è doveroso fare tutte le valutazioni e anche se ci volessero parecchi soldi riorganizzare l’Atalanta per andare avanti come è sempre successo. Le imprese, il Chievo di qualche anno fa o il Cagliari di oggi insegnano, sono possibili anche senza magnati russi, arabi, italiani o bergamaschi che mettano tonnellate di quattrini.

La soluzione della questione Atalanta, a mio parere, non sta nella vendita della società ma in un’organigramma valido e preciso, dove i poteri decisionali e responsabilità devono essere rispettati e ognuno deve limitarsi a fare il suo lavoro. Sul mercato ci sono manager capaci. Li si assuma pagandoli bene, se necessario. E che loro si prendano tutte le responsabilità del caso. Così fanno le società moderne, in ogni settore. Serve un corso nuovo, non un nuovo proprietario.

Fabio Gennari

Foppa bella e vincente: combattuto 3-0 a Piacenza

Lucia Bosetti in campo per Antonella Del Core BERGAMO -- Vittoria doveva essere, vittoria è stata. Magari più combattuta del previsto, sicuramente importante ...

Personalità e grinta: senza Doni, ci pensano gli altri

Mercoledì rivedremo un tabellone così bello? BERGAMO -- Dopo un successo, così rotondo per altro, sapevo che sarebbe arrivata l'euforia dei ...