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Politica

Bossi all’attacco: la Lombardia è in crisi, votate la Lega

Di Redazione18 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Umberto Bossi

Umberto Bossi

BERGAMO — Da tempo non usciva con parole così pesanti Umberto Bossi. E la cosa strana è che il bersaglio stavolta è la sua amata Lombardia. In un comizio a Vigevano il Senatur ha vuotato il sacco: “Ne abbiamo piene le scatole di una Regione che non riesce a decollare”, e giù ancora: “La Lombardia è in crisi, manca il lavoro. È tempo di cambiare. Ora la Regione è senza un progetto”.

E non si è trattato di semplici slogan. Il leader carismatico della Lega ha argomentato il suo discorso dicendo che “una croce sull’Alberto da Giussano vuol dire un voto perché finalmente in Lombardia il consiglio metta le ali. La Lombardia è in crisi, manca il lavoro. È tempo di cambiare”. E così, anche la chiamata all’arruolamento si trasforma in accusa: “Venite a far politica nella Lega. Non andate negli altri partiti dove si scannano. Ci sono partiti dove se non gli dai la poltrona ti sparano”.

Con il fiuto che lo contraddistingue, Bossi ha capito al volo quello che l’operosa gente lombarda vuole: lavoro, economia e bando a giochi e giochetti della politica. Per questo il leader della Lega ha detto: “Non c’è una partita con il Pdl. Anche se diventiamo noi il primo partito, saremo seri e non inizieremo a ricattare. La giustizia è uno di quei motivi per cui Berlusconi ha bisogno dei voti della Lega. Quindi più ha bisogno di voti, più il federalismo è sicuro”.

Che sia l’antipasto di quello che vedremo dopo le elezioni è probabile. La Lega sa che con il prevedibile sorpasso sul Pdl in Veneto e con un risultato elettorale importante in Lombardia, o forse anche qui addirittura un sorpasso, sancirebbe una vittoria non solo locale ma nazionale del suo movimento. Il che significherebbe un rimpasto al governo e le istanze della Lega sempre più vicine alla realizzazione.

I sondaggi danno la Lega in netta avanzata. Ed è chiaro che se ciò avverrà, gli equilibri nella maggioranza verranno sconvolti. Un Carroccio più forte significa anche un Tremonti più forte. Un Pdl più debole significherà una serie di tensioni – anche devastanti – dentro un partito in cui il collante non è ancora attecchito. Se An poi, non dovesse raggiungere risultati soddisfacenti, il ridimensionamento di Fini è dietro l’angolo. E forse, per la stabilità di governo, è anche meglio.

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