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Salute

Riuniti: Ravelli guida Gastroenterologia-Endoscopia digestiva

Di Redazione17 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Paolo Ravelli

Paolo Ravelli

Dall’1 marzo alla guida della nuova Unità di Gastroenterologia-Endoscopia Digestiva degli Ospedali Riuniti di Bergamo c’è Paolo Ravelli. “Una nomina – sottolinea il direttore generale Carlo Bonometti – che nasce dalla volontà di rafforzare una squadra che ha già raggiunto eccellenti traguardi nel campo delle malattie epatiche e del trapianto di fegato e che ora si candida a diventare un riferimento per i bergamaschi anche per le altre patologie dell’apparato digerente, delle vie biliari e del pancreas. Abbiamo infatti affidato al dottor Ravelli il compito di occuparsi specificamente delle malattie dell’apparato digerente non di competenza epatologica, e dell’ Endoscopia Digestiva sia diagnostica che operativa, settori nei quali ha una riconosciuta ed elevata competenza”.

Cinquantasei anni, Paolo Ravelli viene dall’Ospedale “Bolognini” di Seriate, dove ha guidato per 10 anni il reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva. Specializzato in Gastroenterologia, in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva e in Chirurgia Generale, ha iniziato la sua carriera agli Spedali Civili di Brescia, dove ha lavorato per oltre 20 anni, acquisendo una notevole esperienza in particolare nel campo dell’endoscopia digestiva sia diagnostica che operativa. Responsabile scientifico dello screening del cancro del colon in Provincia di Bergamo, è autore di 220 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali.

“Paolo Ravelli lavorerà in stretto contatto con Stefano Fagiuoli, attuale primario del reparto di Gastroenterologia dei Riuniti. Fagiuoli continuerà a seguire i pazienti con patologie del fegato e il programma di trapianto di questo organo, per cui i Riuniti sono centro di riferimento – ha spiegato Claudio Sileo, direttore sanitario dei Riuniti -. Il dottor Ravelli invece si occuperà dell’altra anima della gastroenterologia che è costituita da quelle patologie dell’apparato digerente di origine non epatica, ma di grande impatto sulla popolazione bergamasca: malattie di esofago, stomaco, intestino tenue, colon, vie biliari e pancreas, con particolare attenzione alla malattia celiaca, alle malattie infiammatorie croniche intestinali e ai tumori dell’apparato gastroenterico”.

“In effetti questo nuovo modello organizzativo della Gastroenterologia che gli Ospedali Riuniti vogliono in un certo senso sperimentare – spiega Stefano Fagiuoli – è in linea con un progetto più ampio che alcune regioni stanno già elaborando (Piemonte, Veneto e la stessa Lombardia) e che il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha intenzione di sviluppare a livello nazionale. L’esigenza è quella di creare una rete per le malattie dell’apparato dirigente che colleghi gli ospedali di riferimento (l’ospedale di Bergamo nel nostro caso) alle altre strutture ospedaliere del territorio e con i medici di assistenza primaria, per lavorare in complementarietà e sinergia reciproca”.

“Il modello a cui sto lavorando per conto della Federazione Nazionale delle Società Italiane di Gastroenterologia e che ho presentato nell’ambito del Congresso Nazionale svoltosi recentemente a Verona – ha spiegato Paolo Ravelli – prevede degli ambulatori territoriali di gastroenterologia per la presa in carico dei pazienti, delle strutture dedicate a prestazioni di gastroenterologia ed endoscopia di primo e secondo livello e delle strutture di terzo livello di alta specializzazione per curare patologie di particolare complessità. Per fare questo è necessario elaborare e condividere fra medici di medicina generale e specialisti protocolli diagnostici e terapeutici per singola patologia. Questo ci porterebbe a migliorare le prestazioni offerte ai pazienti e distribuire in maniera organica le prestazioni ambulatoriali e di degenza nelle diverse strutture”.

Ravelli introdurrà, con Fagiuoli, anche una tecnica nuova per gli Ospedali Riuniti: l’ecoendoscopia o ecografia endoscopica. Si tratta di una procedura che integra l’approccio ecografico a quello endoscopico classico attraverso uno strumento chiamato ecoendoscopio, composto da un normale endoscopio, che porta alla sua estremità una piccola sonda ecografica. Questa tecnica consente di esplorare con tecnica ecografica sia gli organi raggiunti dall’endoscopia tradizionale (l’esofago, lo stomaco, il duodeno ed il colon) sia quelli contigui (mediastino, pancreas, vie biliari, linfonodi, organi pelvici) consentendo una diagnostica fine assimilabile quando non superiore per certe patologie alla TAC.

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