iscrizionenewslettergif
Editoriali

Atalanta in ritiro. Ma senza coraggio l’impresa è impossibile

Di Redazione15 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Doni parla con Saccani prima dell'espulsione (foto Mariani)

Doni parla con Saccani prima dell'espulsione (foto Mariani)

BERGAMO — La situazione è critica, quasi disperata. Da Zingonia rimbalza la voce di come l’Atalanta rimarrà in ritiro, punitivo aggiungo io, da martedì fino alla gara interna contro il Livorno.

Forse aiuterà a trovare la concentrazione, difficilmente questa decisione sarà ben vista dai giocatori che di solito non amano simili provvedimenti.
Questa è cronaca signori, doverosa come sempre.

Analizzando la situazione però il quadro è ancora peggiore. Tremendamente peggiore. Si è parlato di cambiare rotta, di vincere a Parma per dare finalmente una svolta alla stagione. Non è successo nulla, come le altre volte.

L’1-0 maturato al Tardini è bugiardo, il Parma non ha fatto chissà cosa per ottenere i tre punti. Il problema è che non l’ha fatto nemmeno la Dea. Questa volta però, le colpe non sono soltanto dei giocatori. Il primo ad aver sbagliato, consentitemi, è Bortolo Mutti.

Ci eravamo illusi di un cambio di modulo, avevamo tutti pensato ad uno schieramento diverso con i migliori protagonisti ai posti di combattimento. Sabato mattina, sotto il sole del Comunale, discutevo insieme ai colleghi delle possibili scelte.

Mutti ha effettivamente messo due punte però non ha cambiato niente. Ha bocciato Ferreira Pinto, visto il suo rendimento nelle ultime uscite la logica imponeva questo, ma ha scelto ancora una volta Doni tenendo Valdes in panchina. Perchè? Che spiegazione può avere l’assenza dell’unico uomo capace nelle ultime uscite di mettere del pepe in quel risotto bianco e scondito che è oggi l’attacco dell’Atalanta?

Fosse almeno una decisione di natura tattica, si può obiettare sull’utilità del capitano in questo momento in luogo del numero 20 cileno giustificandola però con un diverso schieramento. E invece a Parma l’Atalanta ha giocato con Amoruso centravanti, zero gol da quando è arrivato a Bergamo, e Doni alle sue spalle, due reti in tutta la stagione.

Bomber Tiribocchi, l’uomo che finora ha fatto esultare in sette circostanze gli appassionati nerazzurri, relegato sulla fascia sinistra in nome di chissà quale equilibrio tattico. Gli uomini per azzardare un centrocampo a tre questa volta c’erano visto che De Ascentis, Padoin e Guarente hanno iniziato la gara nell’undici titolare. Perché allora non provare sul serio il rifinitore e due punte?

La squadra di Guidolin non ha fatto sfracelli, nella fase iniziale della ripresa ha addirittura subito le iniziative timide dell’Atalanta. Non si poteva attaccare prima, meglio e con più peso specifico dentro l’area di rigore? Sono sicuro che l’allenatore nerazzurro a questa domanda risponderebbe che il gruppo ha il 4-4-1-1 nel suo dna. Bene, quel gruppo ha dimostrato di saperlo usare talmente bene che l’Atalanta è ultima in classifica. Sono i numeri a certificare il fallimento, almeno fino ad oggi.

Le altre camminano piano piano, l’Atalanta è ferma. Per crederci davvero, non a parole ma nei fatti, bisogna galoppare. Con coraggio e senza paura di sbagliare. Tanto peggio di così cosa potrebbe succedere?

Chiudo con il discorso Doni. L’ho difeso, l’ho ammirato, l’ho spesso giustificato quando le sue reazioni erano esagerate anche se figlie di un disagio interiore dovuto alla posizione della squadra. Oggi, Cristiano, sei indifendibile. Non è ammissibile beccarsi un’espulsione del genere trenta secondi dopo aver subito il gol dello svantaggio. Il capitano deve difendere sì i compagni parlando con il direttore di gara ma in questo modo si peggiorano solo le cose.

Il carisma, il passato e l’attaccamento alla maglia non bastano per fare punti, Doni serve in mezzo al campo a disegnare calcio e a realizzare gol: se non è in condizione, fisica o mentale, venga fatto riposare anche lui. Adesso ci penserà il giudice sportivo, pessima soluzione che toglierà dalla lotta anche Tiribocchi e Capelli.

Resta da valutare Chevanton, assenza molto strana nella rifinitura la sua per un problema alla caviglia che però non gli aveva impedito di allenarsi fino a venerdì. Anche lui è un terno al lotto, contro il Livorno servirebbero certezze che in campo però non ci sono, rimangono le sorelle speranza e matematica: non fosse per quella cugina chiamata disperazione potremmo davvero pensare di farcela.

Fabio Gennari

A giugno scade solo un contratto, gli altri rimangono tutti?

Cristiano Doni BERGAMO -- Mi volete matematico o realista? Forza, non ridete. Fosse interattivo, questo spazio di ...

Atalanta, serve un nuovo corso non un nuovo proprietario

L'ex presidente nerazzurro Ivan Ruggeri BERGAMO -- Signori, il problema vero non sono i Ruggeri in quanto proprietari ma le ...