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Atalanta, Mutti: servono risultati al di là della logica

Di Redazione9 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bortolo Mutti

Bortolo Mutti

ZINGONIA — Bortolo Mutti è come sempre posato e deciso dietro al bancone delle interviste. I toni sono fermi, i concetti abbastanza chiari anche se stavolta, parlare del momento nerazzurro, è difficile. La chiave? Logica. Per salvarsi l’Atalanta non può continuare a fare risultati che in altre situazioni di classifica sarebbero ritenuti normali. Serve fare di più, serve un finale di stagione con una squadra che vada contro ogni logica. Di punti, di risultati, di prestazioni.

Mister, 11 giornate alla fine ma l’ambiente sembra non crederci più. Cosa si può dire?
Quando ti trovi in queste situazioni è difficile, dovevi raggiungere un obiettivo importante chiamato vittoria ma l’ hai mancato. Credo sia normale si avverta scetticismo e pessimismo, fa parte del gioco anche perché la classifica non permette di fare passi falsi. Il pareggio contro l’Udinese, in una situazione normale, era un risultato logico visti i valori in campo: ora non può esserlo perchè abbiamo tante difficoltà e serviva il successo pieno. Ci sono delle cose, anche dal punto di vista tecnico, che sono da migliorare ma non si possono ignorare nella valutazione di un risultato.

Quindi come si guarda al futuro?
Partiamo dalla gara con il Bari, abbiamo vinto. A Catania grande prestazione senza i tre punti: poi con il Chievo si è perso così come a Milano. Il pareggio contro l’Udinese, in condizioni normali di classifica, può starci per una squadra come l’Atalanta: il problema è che siamo in grossa difficoltà, dobbiamo lavorare senza guardare il pessimismo che ci sta intorno e trovare dentro di noi la forza per uscirne. Non ascoltiamo nessuno, chiudiamoci e con lavoro, coraggio e spirito di appartenenza affrontiamo le difficoltà del momento.

Serve dunque un’Atalanta illogica?
E’ il discorso che ho appena finito di fare. Il pari con l’Udinese in questo momento non è più logico visto che siamo in una situazione difficile. Le difficoltà della squadra, dei singoli, sono palpabili. Cosa si può fare? Si lavora e si cercano appigli e situazioni dentro noi stessi, all’esterno si sente questa sfiducia che lavora come un martello continuo nella testa di tutti. Cerchiamo situazioni anche illogiche, superiori magari alle nostre possibilità, per recuperare punti sulla strada della salvezza perchè la normale alternanza di risultati che per l’Atalanta è sempre stata accettata oggi non basta più.

La ricetta è chiara, ma gli ingredienti?
Compattiamoci sempre di più, andiamo con coraggio a fare partite diverse rispetto a quelle che si potrebbe pensare di fare. Siamo sempre costretti ad essere propositivi e costanti, contro l’Udinese ad esempio si poteva aspettare l’avversario ma non possiamo permettercelo: è dura ma dobbiamo provarci. Io cosa posso dire alla squadra? Ce l’hanno messa tutta, sono usciti stremati. Ai singoli cosa posso dire? Magari a Cristiano (Doni, ndr) si potrebbe dire qualcosa dal punto di vista comportamentale ma è anche quello che più di tutti sente la pressione di questa situazione negativa. L’impegno non manca, a volte perfino esagerano perdendo lucidità dal punto di vista tattico: si tira invece di passare, si dribbla invece di fare scorrimento palla, sono cose normali quando sei sotto pressione.

Andrete a Parma per vincere?
Andiamo per fare la partita e cercheremo di vincere. Dobbiamo farlo sempre. In campo dovremo avere un ottimo impatto con la gara, come domenica e come già fatto anche a Milano. Non si può comandare il gioco per novanta minuti però dobbiamo essere bravi creando più situazioni da rete. Dietro teniamo bene, a parte quel pallone di Asamoah nel finale che poteva costarci carissimo: chissà che sia un segnale.

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno? Il punto non è inutile…
Deve essere motivo di spinta e di fiducia perché comunque muove la classifica. Ogni gara è importante, speriamo ci giri anche un po’, domenica scorsa ogni rimpallo era a favore loro: guardate come è nata l’azione bloccata poi da Consigli su Pepe. Dobbiamo giocare come successo in alcuni spezzoni ci è riuscito, non abbiamo alternative.

Cosa dirà a Doni? E’ l’emblema di una squadra che vuole ma non riesce…
Lui è onestamente quello più coinvolto di tutti in questo difficile momento. Capisco certe situazioni, spesso però devo dire che viene anche provocato: quando va in campo sente il peso della responsabilità, ne abbiamo parlato tante volte perché con quelle reazioni non porta beneficio alla squadra. Certo è che apprezzo il suo spirito, la sua grinta e la sua determinazione: ne possiamo uscire solo con quell’approccio, certamente non facendo le mezze cartucce (eufemismo, ndr).

Chevanton l’ha delusa?
Preferisco non parlare dei singoli, sicuramente poteva fare di più come del resto anche altri. Lui voleva dare tanto ma non puoi vincere la guerra da solo, ci sono momenti in cui devi dettare la giocata al compagno senza provare a fare da solo.

Matematica a parte, quali sono gli aspetti che le danno fiducia?
Io penso che la fiducia in questo lavoro non deve mai mancare, si pensa sempre a migliorare per centrare l’obiettivo. La fiducia è nelle motivazioni che io vedo nella squadra, in un ambiente come il nostro in cui i tifosi domenica hanno voluto accompagnarci alla disputa di una gara molto importante. Non si deve mollare, ho fiducia che qualcuno possa crescere e dare di più come spero si possa fare quel salto di qualità in alcuni aspetti che non sono semplici da concretizzare perché spesso contano i dettagli. E’ normale che nella vita si vince e si perde, noi vogliamo vincere e senza fiducia è inutile anche pensare di farlo.

Ultima annotazione, parliamo di tattica. Doni o Valdes alle spalle di due attaccanti è una cosa pensabile?
E’ una soluzione, visto che anche gli esterni non sono poi così prolifici. Certamente bisogna provarle e studiarle, le punte in quel caso dovrebbero anche sacrificarsi di più per coprire gli esterni. I moduli si iniziano a preparare fin dal ritiro estivo, ci vuole tempo e non basta mettere gli uomini in campo con alcune indicazioni.

Fabio Gennari

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