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Primo giorno di lavoro fuori dal carcere per Renato Vallanzasca

Di Redazione8 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il primo giorno di lavoro per Renato Vallanzasca

Il primo giorno di lavoro per Renato Vallanzasca

MILANO — Dopo 40 anni di galera è uscito per la prima giornata di lavoro esterno al carcere Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese negli anni settanta. Il “boss della Comasina” da oggi usufruisce di un permesso in base all’art. 21 dell’ordinamento penitenziario.

Vallanzasca non è uscito dal carcere per andare nella pelletteria milanese Ecolab, ma è andato direttamente a lavorare da casa, perché nel fine settimana aveva goduto di un permesso premio per stare con i suoi familiari. Rientrerà in carcere a Bollate questa sera, e da qui in avanti tutti i giorni, alle 19.

Finora a Vallanzasca erano stati concessi permessi per vedere l’anziana madre, sposarsi con la moglie Antonella e per seguire le riprese milanesi del film – fortemente contestato – che Michele Placido sta realizzando sulla sua vita.

Il bandito è una vecchia conoscenza della Bergamasca. Circa 33 anni al casello autostradale di Dalmine trucido a colpi di pistola due poliziotti, Luigi D’Andrea e Renato Barborini. Gabriella Vitali D’Andrea, vedova di uno dei due agenti uccisi protestò con amarezza per l’uso cinematografico di questo personaggio protagonista di pagine buie della storia d’Italia.

L’ex capo della mala milanese degli anni ’70 usufruisce non di una misura alternativa ma di un permesso, in base all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, che può essere concesso anche a chi è stato condannato all’ ergastolo ma ha scontato almeno dieci anni. Misure alternative come la semilibertà, infatti, non possono essergli concesse, né le ha mai chieste, considerato il suo cumulo pena a quattro ergastoli e 260 anni di carcere.

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