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Bergamo Lettere

Aeroporto: i motivi della protesta secondo i residenti

Di Redazione6 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le nuove rotte al centro delle polemiche

Le nuove rotte al centro delle polemiche

Gentile Direttore,
nei giorni scorsi è stata data la notizia che la nuova rotta di decollo degli aerei da Orio è diventata definitiva. Una doccia fredda per migliaia di persone che risiedono a Colognola: la conferma che l’intero quartiere ricade in un’area ad alto rischio aeroportuale dove, per legge, devono essere evitati insediamenti ad elevato affollamento, scuole ed altri obiettivi sensibili. Ma chi ha preso tale decisione ha considerato il fatto che, proprio nel quartiere citato esistono 2 scuole materne, una scuola elementare e una media ed un istituto superiore frequentato ogni giorno da 1200 persone? Si vogliono forse chiudere queste scuole?

Come spiegare ad una popolazione di circa 6.000 abitanti (= insediamento ad elevato affollamento) che il sacrificio che le viene chiesto è giustificato solo dalla volontà politica di lasciar sviluppare un aeroporto che, da anni, opera fuori della legalità e dalla necessità di ridurre l’esposizione al rischio di altre 11.500 persone?
Non vorrei essere nei panni del sindaco e dell’assessore Bandera perché credo sia compito arduo far capire alla gente di Colognola che i diritti dei cittadini di altre zone della città, solo perché numericamente superiori, prevalgono sui loro.

Noi di Colognola, forse ingenuamente, abbiamo sempre pensato che i diritti fossero uguali per tutti e che le istituzioni avessero il compito di garantirli a chiunque, al di fuori di ogni logica matematica; invece sembra proprio che i nostri amministratori la pensino in modo diverso e che ai colognolesi non vogliano garantire i 55 decibel di giorno e i 45 di notte previsti per le aree residenziali.

Ancora più difficile sarà spiegare alle famiglie che le loro case perderanno sensibilmente valore. Inaccettabile è poi la situazione dei giovani che, con un
mutuo ancora da pagare, impiegano di fatto i loro soldi in un investimento che non recupereranno mai più.

Dubito che sia possibile addolcire l’amara pillola promettendo l’insonorizzazione gratuita delle abitazioni (esiste in tal senso un preciso obbligo di legge) perché credo che nessuno sia disposto a rinunciare ad una vita normale ed a vivere segregato in casa. Ma è proprio questa la prospettiva che si presenta oggi a tutti noi. Chi ha imposto la nuova rotta sarebbe disposto a vivere ed a crescere i propri figli in edifici insonorizzati?

Sembra che alcune delle nostre scuole siano già state insonorizzate, peccato che si sia trascurato il fatto che i bimbi delle scuole dell’infanzia, nella bella stagione, passano la maggior parte della loro giornata in giardino; bisognerà imporre alle maestre di tenerli ben chiusi nelle stanze insonorizzate, e consigliare alle mamme di far restare i piccoli in casa, magari davanti al televisore, per evitare che corrano rischi seri alla salute. Stesse istruzioni occorrerà impartire agli allenatori delle squadre di calcio, dato che a Colognola esistono ben due campi sui quali ogni giorno si allenano decine di ragazzi: forse qui l’operazione risulterà più impegnativa perché
manca una palestra insonorizzata, ma forse la Sacbo ce la regalerà, proprio come ha fatto con il tappeto di erba sintetica del campo sportivo dell’Oratorio.

La decisione di far virare gli aerei sulle nostre teste decreta di fatto la “morte” di un quartiere che si è sviluppato negli anni ’70 e ’80 intorno ad un nucleo storico le cui origini si perdono nel tempo e che, pur trovandosi a ridosso della città, ha mantenuto le caratteristiche di una comunità paesana, in cui quasi tutti si conoscono, collaborano alle iniziative che i vari gruppi organizzano e godono di tutti i servizi presenti sul territorio. In poche parole, una bella realtà in cui tanti in passato hanno
comprato casa ed hanno scelto di risiedere: la vicinanza di Orio al Serio non è mai stata sottovalutata ma l’infinita pazienza e lo spirito di sopportazione
che caratterizza i bergamaschi hanno permesso di resistere ai disagi del rumore.

Negli ultimi anni però lo sviluppo incontrollato dello scalo di Orio ha reso sempre più difficile vivere qui: la colonna sonora della nostra vita è ormai il rombo degli aerei che si fa ogni giorno più assordante per intensità e frequenza. I dati diffusi da Sacbo relativamente all’inquinamento acustico evidenziano valori medi mensili oscillanti tra i 60 e 65 decibel, il che vuol dire che il solo rumore aeroportuale è di 5-7 volte superiore a quello ammesso per una zona residenziale. Tutto ciò conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che le proteste non sono determinate da un’eccessiva sensibilità al rumore delle persone, ma da una vera e propria sofferenza fisica che compromette la salute, specialmente quella dei bambini, come documentato da numerosa bibliografia medica e dall’OMS.

Perché tutto questo succede? Esistono motivi validi per mettere a rischio la salute di tanti cittadini e compromettere la vivibilità del territorio bergamasco, chiedendo a migliaia di persone di rinunciare alla qualità della vita? Pur non disconoscendo il ruolo importante che Orio al Serio ha per l’economia locale, mi riesce difficile vedere nelle ultime decisioni prese da Comune e Provincia di Bergamo un effettivo vantaggio per la collettività, colgo invece la presenza di interessi economici rilevanti e la pressione di lobby finanziarie ed immobiliari animate solo dalle logiche del profitto. Sembra che i nostri politici siano miopi e non riescono a capire che, per promuovere l’aeroporto, stanno distruggendo beni preziosi quali la salute, la sicurezza e la qualità della vita dell’intera città e non solo di Colognola. Perché
l’inquinamento atmosferico prodotto sia dagli aerei che dal traffico veicolare indotto dall’aeroporto peggiora sicuramente la qualità dell’aria in tutta Bergamo.

Non è certo facile coniugare sviluppo aeroportuale e tutela ambientale, ma un aiuto in questo senso viene dalla legge che prevede una serie di norme che
definiscono in modo chiaro le regole da seguire. Le amministrazioni pubbliche bergamasche, forse per opportunismo politico, hanno sempre disatteso le prescrizioni imposte dal decreto di valutazione di impatto ambientale per Orio e, non definendo le aree di rispetto aeroportuale, hanno permesso l’edificazione anche di zone che avrebbero dovuto essere preservate proprio perché sorvolate a bassa quota.

Il problema aeroporto non si è mai voluto risolvere, ma ora tutti i nodi sono giunti al pettine ed è l’ambiente che drammaticamente si ribella e le proteste della popolazione segnalano che il fragile equilibrio che ha permesso ad Orio di prosperare in passato è venuto meno. Adesso sembra che la Commissione aeroportuale voglia definire le suddette aree ma ormai tutto questo diventa difficile e rischia di calpestare i sacrosanti diritti di migliaia di persone e di decretare l’invivibilità di Colognola, il quartiere più antico e densamente popolato della zona.

Ma una soluzione c’è: ridimensionare lo scalo e bloccarne lo sviluppo perché, in un paese civile e democratico, la legge va rispettata, i diritti di tutti indistintamente vanno garantiti e la salute pubblica salvaguardata. La decisione di modificare la rotta di decollo ha semplicemente spostato il problema da un quartiere all’altro, innescando pericolose tensioni sociali sia tra i vari quartieri cittadini che tra la città ed i paesi limitrofi e ancora tra la pubblica amministrazione ed i cittadini. Vorrei ricordare ai rappresentanti delle istituzioni che i cittadini, votandoli, hanno manifestato loro fiducia e stima, e si aspettano che loro tutelino i diritti di tutti e non solo di alcuni.

Non è giusto che a pagare il conto degli errori commessi dalle amministrazioni che si sono alternate al governo della città, siano oggi onesti cittadini, il cui torto è quello di aver comprato casa (a prezzo di mercato e con regolare licenza edilizia) in un quartiere nato come residenziale, e che si vuole ora declassare arbitrariamente in zona ad alto rischio.
Ringrazio per l’ospitalità

Maria Camilla Colnago

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