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Economia

Aria di fronda ai vertici del Credito Valtellinese

Di Redazione5 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una filiale del Credito Valtellinese

Una filiale del Credito Valtellinese

C’è aria di cambiamento ai vertici del Creval, il Credito Valtellinese, istituto bancario che conta ben 17 filiali anche in Bergamasca. A fine aprile il popolare istituto di Sondrio sarà chiamato a rinnovare i vertici, cioè tutto il consiglio d’amministrazione e a votare la nomina del direttore generale. Pare che stavolta la riconferma di Miro Fiordi, in carica da tre mandati, non sarà così scontata.

Per la prima volta la granitica continuità degli assetti della storica popolare lombarda, ratificata ogni tre anni dal voto “bulgaro” di un’assemblea che riunisce un migliaio di soci, quasi tutti dipendenti dell’istituto di credito, minaccia di essere messa in discussione. Secondo quanto riferisce il quotidiano “Milano Finanza” sarebbero diversi gli scontenti dell’attuale gestione anche se non sembrano in grado di mettere insieme una maggioranza autentica.

“Nemmeno la governance li soccorre – spiega sempre l’articolo del giornale finanziario -, visto che lascia assai poco spazio all’eventuale lista di minoranza: appena un seggio in un Cda composto da ben 15 membri. Tuttavia le ragioni del malcontento, in Sondrio città, cominciano a montare, tanto che chi volesse incanalarle contro una riproposizione secca della governance uscente avrebbe, una volta tanto, buone carte da giocare. Magari anche solo per negoziare, prima dell’assemblea, un’organizzazione e una fisionomia della banca”.

Ma qual è l’origine del malcontento? Lo spiega con grande autorevolezza il sito della Borsa Italiana: “Tutto ha inizio nel gennaio 2007 – si legge in un articolo pubblicato di recente – quando il Creval vara un piano strategico quadriennale che prevede traguardi molto ambiziosi, rivelatisi pero’ poco realistici e troppo ottimistici a causa della grave crisi finanziaria che ha scosso i mercati mondiali negli ultimi anni. Cio’ non ha fermato tuttavia il direttore generale Fiordi, che ha voluto rispettare tutte le tappe del piano sul fronte degli investimenti, nonostante si addensassero nuvoloni neri sul fronte dei ricavi. I malumori di tanti piccoli soci si riferiscono poi al fatto che le retribuzioni dei top manager del Creval sarebbero cresciute troppo negli ultimi quattro anni (la renumerazione del direttore generale nel periodo è salita addirittura del 170 per cento). Il che, in tempi di aspro dibattito sulla ricchezza degli stipendi manageriali, accresce il fastidio”.

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