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Spettacoli

Corona: ricatti odiosi ma non “pizzo”

Di Redazione5 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Fabrizio Corona

Fabrizio Corona

Secondo i giudici di Milano, che hanno condannato Fabrizio Corona a tre anni e otto mesi, il fotoricatto compiuto al calciatore Adriano è “senz’altro il fatto più odioso” tra quelli da lui commessi. I magistrati, nelle motivazioni della sentenza appena depositata, parlano di “trattative” con “valenza intimidatoria”. Concesse le attenuanti generiche perché, pur essendo volgare, la pratica del ritiro delle foto è diffusa nell’ambiente del “gossip”.

“Tutte le risultanze processuali – dice il tribunale – non possono che portare alla conclusione che Fabrizio Corona ha commesso il reato di estorsione e che quello che vede come persona offesa il calciatore Adriano è senz’altro il fatto più odioso tra quelli qui trattati”. Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano per spiegare i motivi per cui il 10 dicembre condannarono Fabrizio Corona a 3 anni e 8 mesi per una serie di episodi di foto estorsione ai danni di vip del mondo dello sport e dello spettacolo.

Le sanzioni dure per il reato di estorsione, si legge nelle motivazioni, servono per punire il fenomeno della richiesta “del pizzo”, mentre i fatti commessi dall’agente fotografico “sebbene connotati da odiosità” non sono di gravità pari a quelli riconducibili alla criminalità mafiosa. I fatti di estorsione a lui contestati non assurgono a tale gravità, sia per il tipo di interessi che colpiscono, sia per l’entità delle somme richieste, soprattutto se considerate in rapporto alle capacità economiche delle vittime.

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