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Bergamo

Gravissima la ragazza strangolata. Boliviano incapace d’intendere?

Di Redazione4 marzo 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'abitazione in cui è avvenuta l'aggressione

L'abitazione in cui è avvenuta l'aggressione

BERGAMO — Nella sua tragica assurdità, pare una tragedia di Shakespeare la vicenda della ragazza strangolata dal fidanzato boliviano. Entrambi versano in condizioni disperate, lei fisicamente, lui dal punto di vista psicologico, e Dio solo sa come andrà a finire questa drammatica vicenda.

Certo è che Sara Taiocchi, 20 anni, è in coma, in gravissime condizioni, all’ospedale Bolognini di Seriate. E’ ricoverata nel reparto Rianimazione. Ha una diffusa sofferenza cerebrale. I medici si sono riservati la prognosi.

Dall’altra parte della città, ai Riuniti di Bergamo, c’è un giovane di 25 anni, talmente innamorato della ragazza da arrivare – nella sua mente deviata – ad ucciderla per gelosia. Le ha stretto una cintura intorno al collo e probabilmente oggi sarebbe un assassino se il coraggio dei Carabinieri anche stavolta non ci avesse messo una pezza. Dopo aver visto le inferriate del carcere, solo ora il boliviano si dev’essere reso conto di quello che ha combinato. Gli è presa una crisi d’ansia. Ossessiva. Da ricovero in psichiatria. Ricoverato in ospedale e guardato a vista dai carabinieri, chiede in continuazione come sta Sara, riferisce il suo avvocato. Si rifiutato di mangiare. E lo ha fatto finché qualcuno non gli ha assicurato che la ragazza stava bene.

Una bugia o forse una speranza per fare uscire quel sudamericano, straniero in una terra che nonostante tutto gli è straniera, dallo stato depressivo in cui sta precipitando. Se non altro per ottenere una confessione, un racconto, qualcosa che possa aiutare il magistrato a chiarire la questione o il perito legale a stabilire se dentro quella mente c’è qualcosa, o più d’una cosa che non funziona.

Il suo legale ha chiesto una perizia psichiatrica. Vuole sapere se il suo assistito fosse capace d’intendere e volere al momento dell’aggressione. Il confine fra il “farla franca” e beccarsi qualche anno di galera in Italia, si sa, è molto labile. Pertanto è meglio verificare con attenzione. Pare anche, ma non abbiamo conferma, che il boliviano abbia manifestato segnali riconducibili alla volontà di suicidarsi.

Due giovani che un giorno forse si erano innamorati ora si trovano divisi, forse per sempre, su due letti d’ospedale lontani chilometri. Ma il finale delle tragedie di Shakespeare, come insegnano nelle università, può essere ancora più drammatico.

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