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Atalanta, i tifosi ci credono: in 1200 a San Siro

Di Redazione27 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Una passione travolgente: i tifosi dell'Atalanta

Una passione travolgente: i tifosi dell'Atalanta

BERGAMO — Oltre 1200 biglietti venduti. In una sola giornata. Sette ore scarse, per la precisione. Milan – Atalanta, proibita fino a giovedì pomeriggio e successivamente riaperta con la limitazione di un tagliando per spettatore, avrà la sua cornice nerazzurra. Piccola magari, confinata in piccionaia dove i seggiolini verdi si confondono con il grigiore delle sbarre di protezione.

Con il senno di poi diciamo che per fortuna l’Osservatorio è tornato sui suoi passi, che il Casms ha ratificato e che la passione dei bergamaschi per i colori nerazzurri ha fatto il resto. Tutto bene quel che finisce bene dunque? Nient’affatto, signori miei.

La straordinaria corsa al biglietto messa in atto dai tifosi dell’Atalanta non può che aumentare il rammarico per una gestione quanto meno singolare di una partita molto importante sia per i rossoneri che per i nerazzurri.

Andiamo per gradi. La scorsa settimana arrivò la mazzata, purtroppo prevista dai più, che sanciva il divieto di accesso a San Siro per i bergamaschi. “Partita ad alto rischio” secondo la determinazione numero 8 del 17 febbraio scorso.

La prospettiva di giocare ancora una volta senza l’aiuto della sua gente ha spinto il presidente Alessandro Ruggeri ad una presa di posizione ufficiale apparsa sul sito internet nerazzurro prima di Atalanta-Chievo. ” Stiamo attraversando una fase delicatissima del campionato abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Possiamo salvarci solo stando uniti: società, squadra e tifosi. Chiediamo continuamente al nostro pubblico di sostenerci, di venire allo stadio. E poi siamo costretti a scontrarci con restrizioni che, con tutta la buona volontà, proprio non riesco a capire. Ancora una volta i nostri tifosi non potranno seguire la squadra in trasferta, proprio quando ne abbiamo più bisogno. Calcolando anche Milano, ci sono state vietate otto trasferte su quattordici. E ad essere penalizzati siamo sempre noi. Spero che in futuro la nostra tifoseria venga trattata, perlomeno, come le altre”. Successe due giorni dopo, venerdì 19 febbraio.

Passato il fine settimana, fin da martedì sera sono iniziate a circolare voci insistenti sulla riapertura dei cancelli. Mercoledì 24 febbraio la prima apertura dell’Osservatorio che comunica come “l’incontro di calcio Milan – Atalanta, per il quale il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive aveva individuato provvedimenti interdittivi, è stato rinviato ad un’ulteriore valutazione dello stesso Comitato al fine verificare l’opportunità di farlo disputare con la partecipazione di entrambe le tifoserie”. Il giorno dopo, la conferma ufficiale che i tifosi nerazzurri aspettavano.

“Per la gara “Milan – Atalanta” (serie A) del prossimo 28 febbraio, per la quale era stato determinato il divieto di trasferta per i tifosi bergamaschi, il Comitato, preso atto dell’impegno manifestato dall’Atalanta e considerato il comportamento tenuto dalla tifoseria nerazzurra negli ultimi incontri, ha rideterminato la misura della vendita di un solo tagliando per spettatore ospite con incedibilità dello stesso”.

Strano, vero? Possibile che siano bastate dieci righe del presidente sul sito ufficiale a far cambiare idea al comitato che decide la sicurezza delle domeniche pallonare? Il comportamento dei tifosi dell’Atalanta negli ultimi incontri è diventato idoneo e sufficiente per rimuovere il divieto solo dopo la temibilissima gara interna contro il Chievo? Ricordiamo a tutti che nessuna marcia indietro fu fatta per la gara di andata contro i veronesi, per la trasferta di Bologna o per quella di Udine tanto per fare qualche esempio.

Faccio fatica a capire bene cosa ci sia dietro a quanto è successo negli ultimi giorni, mi limito ad un mero calcolo matematico. L’avessero sbloccata prima, a Milano sarebbe arrivata l’invasione atalantina: 2500 con un giorno in più, quasi 4000 se solo avessero deciso martedì. Parliamo di media aritmetica certo, ma la sostanza non cambia: anche ai limiti di quel dramma sportivo chiamato retrocessione la passione della gente per l’Atalanta non diminuisce, anzi. Chi non la vive non può capirla, nessuno può vietarla.

Fabio Gennari

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