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Prima periferia

Benedetta, bimba di poche ore abbandonata in uno scatolone

Di Redazione26 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un piccolo angelo è stato trovato davanti alle piscine di Almè

Un piccolo angelo è stato trovato davanti alle piscine di Almè

Updated ALME’ — Agli Ospedali Riuniti dove si trova l’hanno chiamata Benedetta. Un nome di grande intensità per una bimba piccola piccola, un piccolo angelo nato dopo 37 settimane di gestazione e abbandonato dalla madre dentro uno scatolone, appoggiato sul cofano di un auto, parcheggiata ad Almè.

In quello scatolone, trovato da un 40enne di Bonate Sotto, c’era qualcosa che non andava. L’involucro vibrava e, al momento, l’uomo ha pensato ci fosse dentro un animale. Ma quando lo ha aperto è restato di sasso. Quella scatola conteneva una bimba appena nata.

E’ accaduto ieri sera in via Olimpia ad Almè. Erano circa le 20 quando, rientrando nella sua auto parcheggiata dinanzi alle piscine comunali, l’uomo ha trovato una bimba abbandonata.

Il quarantenne ha chiesto subito aiuto agli addetti della piscina e ha chiamato carabinieri e 118. In un battibaleno, sul posto sono arrivati i militari dell’Arma e i sanitari. La bimba è stata portata rapidamente un’ambulanza agli Ospedali Riuniti di Bergamo, reparto di patologia neonatale. Poi, dal momento che stava bene è stata trasferita al nido, dove gli assistenti l’hanno ripulita e vestita.

Pesa 2,2 kilogrammi, il piccolo angelo ed è in buona salute. E’ di carnagione chiara e, dicono i medici, è venuta al mondo solo da poche ore. Al momento del ritrovamento la piccola era avvolta in alcune salviette. Il cordone ombelicale era già stato tagliato e chiuso con una molletta da biancheria. I carabinieri hanno cominciato le ricerche per risalire a quella madre che l’ha compiuto il più inumano degli atti.

La storia di questa bimba stringe il cuore e ha fatto il giro dei giornali. Nel frattempo il centralino degli Ospedali Riuniti è stato tempestato di chiamate di persone che chiedono l’affido della piccola. Ma a quelle chiamate ne manca ancora una. Quella più importante. Quella di mamma.

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