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Politica

L’Udc mette online il test antidroga dei parlamentari. Pezzotta: non vale nulla

Di Redazione25 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Savino Pezzotta e il suo cartellone di propaganda

Savino Pezzotta e il suo cartellone di propaganda

BERGAMO — Operazione trasparenza. E’ quanto sta cercando di fare l’Udc con i suoi esponenti. Sono molti i parlamentari dell’Unione di Centro che si sono sottoposti al test antidroga su base volontaria del 9 novembre scorso e che stanno rendendo pubblici i propri risultati.

L’Udc ha pubblicato online i test di Casini, Ciccanti, Formisano, Rao, Compagnon, Libè, Cesa, Lusetti, Poli, Occhiuto. Per noi bergamaschi, salta subito all’occhio l’assenza di Savino Pezzotta, deputato e presidente della Rosa per l’Italia, nonché candidato alla presidenza della Regione Lombardia.

Nessun mistero, ovviamente. Il deputato bergamasco – fanno sapere dal suo entourage – si è sottoposto al test ma ha preferito non divulgare i suoi dati personali perché ritiene quel test poco serio. “Per Pezzotta è una questione di principio – spiega il suo ufficio stampa – se si vuole davvero “sanare” l’amministrazione pubblica il test va esteso anche ad altre categorie dentro e intorno al palazzo. La dimostrazione che questo test è poco più di uno scherzo sta nel fatto l’unico parlamentare trovato positivo non è stato nemmeno reso noto. Allora che senso ha?”.

I suoi colleghi di partito però la pensano in maniera diversa. Ecco i test dei due big dell’Udc, Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa.

Il test di Casini
Il test di Cesa

La segreteria nazionale dell’Udc e il comitato promotore della Costituente di Centro, inoltre, hanno invitato i coordinatori regionali e provinciali e i delegati per la presentazione delle liste a segnalare agli organi nazionali e a depennare immediatamente dalle liste nominativi in contrasto con il Codice di autoregolamentazione sulle candidature della Commissione Antimafia o comunque siano privi dei requisiti di onorabilità e, in particolare, siano stati o siano sottoposti a procedimenti penali per reati di particolare gravità. “I delegati in indirizzo si assumeranno personalmente la responsabilità di eventuali omissioni”, scrivono Cesa e Pezzotta.

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