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Bergamo

Frode fiscale nella settore pubblicitario: due arresti

Di Redazione24 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Guardia di finanza in azione

La Guardia di finanza in azione

BERGAMO — La Guardia di finanza di Bergamo ha scoperto una frode fiscale nel settore pubblicitario. L’operazione ha portato due persone agli arresti domiciliari oltre che al sequestro di beni per un milione di euro. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica orobica, ha portato il nucleo di polizia tributaria della Gdf a scoprire l’esistenza di una rete di imprese, capitanate da un’importante società di advertising con sede in Bergamo, dedita sistematicamente alla frode fiscale nel settore pubblicitario in ambito sportivo, in particolare quello ciclistico.

Il meccanismo illegale scoperto si basa – secondo un comunicato della Gdf – su una situazione reale che vede la società bergamasca detenere i diritti per l’allestimento e lo sfruttamento degli spazi pubblicitari in occasione di eventi sportivi. Questi diritti sono stati acquistati da alcune associazioni sportive che, in qualità di organizzatrici degli eventi, hanno curato la collocazione in calendario delle gare e la ricezione delle iscrizioni dei partecipanti.

Da un punto di vista solo formale, invece, le associazioni sportive hanno ceduto i diritti ad altri soggetti, indicati sempre dalla capofila, che a loro volta hanno venduto gli stessi diritti ad altre società. Solo dopo due o tre passaggi i diritti sono approdati alla società bergamasca, e l’effetto di questi passaggi è stato quello di farne lievitare il prezzo in maniera considerevole, in alcuni casi triplicato rispetto a quello reale.

Praticamente – come spiega la guardia di finanza – nel rapporto reale tra le associazioni sportive e la società di pubblicità sono state fittiziamente interposte altre società, che hanno svolto il ruolo di cartiera, e cioè quello di rilasciare fatture false a seconda delle necessità del committente l’incarico.

Si tratta di società in possesso di regolare partita Iva ma che mancano di qualunque struttura e sono dirette solo da prestanome. Per rendere credibili tutte queste operazioni è stata posta in essere una vorticosa movimentazione di denaro tra i soggetti coinvolti, avvenuta tramite intermediari finanziari.

Le tracce del comportamento illecito – scoperte dalla Finanza – sono quindi pagamenti di fatture false che dopo pochi giorni venivano rimborsate per una cifra leggermente inferiore, con la differenza trattenuta a titolo di compenso per l’importante favore svolto.

La società bergamasca capofila avrebbe conseguito considerevoli vantaggi, mediante abbattimento dei ricavi e il pagamento di molte meno tasse rispetto a quelle dovute, creando dei fondi. Anche le associazioni sportive – secondo la Gdf – sono state adeguatamente ricompensate con versamenti di denaro.

L’indagine, nella quale sono risultati coinvolti 13 persone ed una ventina di società, con sede in varie regioni d’Italia, ha portato all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelari agli arresti domiciliari dei soci dell’azienda bergamasca ea alla denuncia a piede libero di altri sei persone per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, tramite l’emissione di false fatture per un importo complessivo di circa 31 milioni di euro.

Su disposizione dell’autorità giudiziaria è stata inoltre sottoposta a sequestro la maggioranza delle quote del capitale sociale di 11 imprese, un immobile a Darfo Boario Terme e i saldi attivi dei conti correnti delle persone coinvolte, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro.

L’attività di sequestro è stata eseguita contemporaneamente in varie regioni d’Italia e ha visto l’impiego di cinquanta uomini della Finanza.

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