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Politica

Nunziante Consiglio (Lega): troppo lassismo sull’immigrazione

Di Redazione16 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il deputato della Lega Nunziante Consiglio

Il deputato della Lega Nunziante Consiglio

ALBINO — “C’è stato da parte di alcune forze politiche troppo lassismo, e incapacità di capire che la situazione stava degenerando”. Commenta così la rivolta di Milano Nunziante Consiglio, il deputato bergamasco della Lega che abita e vive ad Albino, paese d’imbocco della Valseriana, terra d’immigrazione per antonomasia in Bergamasca. In questa zona le ditte hanno dato per anni lavoro agli immigrati e consentito loro di costruire una vita dignitosa. Ma con la pesante crisi economica la situazione sta cambiando.

Consiglio, come vede quel che è accaduto in via Padova a Milano?
E’ la conseguenza di una gestione troppo allegra dei flussi immigratori. Troppo lassismo nel non capire che queste persone, che hanno comunque bisogno di lavorare e di cercare di innescare un meccanismo virtuoso per la loro vita, sono state lasciate entrare in Italia indiscriminatamente e ora le condizioni di lavoro non ci sono più. Il quadro è complicato. Ed è molto diverso da quello che è accaduto in Calabria. A Milano abbiamo immigrati contro immigrati, di lato gli italiani. Il conflitto stavolta è fra immigrati, con gli italiani che si lamentano con la politica locale di essere stati messi da parte. E’ un quadro strano.

E’ un fenomeno estremamente pericoloso…
E’ pericolosissimo. Ma queste cose servono a far capire quali sono stati gli errori di valutazione commessi nel voler ospitare chicchessia a prescindere da regole sociali o atteggiamenti positivi. Ha detto giusto Bossi: se non si ha la possibilità di farli lavorare, se non si ha la possibilità di farli vivere decentemente il rischio è che poi succeda quel che è successo. Dobbiamo smetterla di abusare del termine accoglienza ed essere più attenti a vere politiche sociali. Dobbiamo andare verso un’immigrazione di un certo tipo che consenta a queste persone di vivere serenamente.

Matteo Salvini ha parlato di controlli casa per casa, Bossi e Maroni lo hanno stoppato, dicendo che serve una politica seria e diversa sull’immigrazione…
Credo che qualcuno abbia ragionato con lo stomaco. Bossi e Maroni invece hanno ragionato con la testa. Capisco Salvini perché, vivendo a Milano ed avendo fatto battaglie di un certo tipo, lui per primo non avrebbe mai voluto vedere cose come quelle dell’altra sera. Bossi e Maroni invece fanno un ragionamento di alto spessore politico. Dicono: ci sono situazioni che vanno prese per mano e risolte, messe a regime e controllate attentamente. E’ un ragionamento serio, il buonismo deve essere messo da parte. Bisogna cominciare a vedere se i quartieri possono reggere 1000 persone nuove o se 2000 creano un problema, prima a loro stessi poi agli altri.

Albino ha molti immigrati. Teme che la situazione di Milano possa ripetersi anche da noi?
Quando c’è una difficoltà sociale sia per l’economia sia per il lavoro, ogni territorio è potenziale teatro di scontro. Non escludo che Albino, così come altri grossi centri della Bergamasca come Dalmine Zingonia, Treviglio, non possano diventare luogo di episodi di questo genere. Credo che Albino e la Valseriana finora siano stati un’isola felice. Ma da qualche tempo a questa parte la gente respira un’aria che non è più quella serena di quando le cose andavano bene. Non siamo al limite come a Milano, ma è chiaro che proprio in questi momenti va fatta una valutazione seria di quanto sta accadendo. La gente nei centri urbani si lamenta che in certe zone non ci sono più negozi italiani, che ci sono moschee e si creano, a tutti gli effetti, dei ghetti chiusi. Dobbiamo evitarlo.

Gli scontri di viale Padova

Gli scontri di viale Padova

Si sente quest’atmosfera anche in Valseriana?
La Valseriana è un discorso diverso. Almeno fino a qualche tempo fa qui, nel regno della Lega, nonostante quel che gli altri dicevano, hanno trovato lavoro e accoglienza tutti. Perchè qui abbiamo rispetto della gente che lavora, dell’operaio extracomunitario che si dà da fare per la sua famiglia. Li abbiamo messi a libri, li abbiamo fatti lavorare. In questo momento di crisi però nasce un meccanismo d’involuzione. Questi ragazzi non hanno più possibilità di lavorare, visto che non ce l’hanno nemmeno i nostri. Si creano così situazioni difficili. In questo momento non siamo più in grado di assorbire immigrazione. E’ chiaro che diventa una bomba sociale innescata.

Servono nervi saldi…
La Lega ha nel rapporto con il territorio, i problemi locali, la gente, la piccola impresa, il suo punto di forza. Gli atteggiamenti critici che abbiamo avuto sul lassismo nell’immigrazione, sui permessi facili, venivano dalla constatazione di problemi reali, che la gente viveva sulla sua pelle e a cui noi abbiamo fatto da cassa di risonanza. Altri hanno snobbato certe situazioni.

Ora però governate voi…
Alla Camera, durante la presentazione del pacchetto sicurezza, abbiamo cercato di inquadrare la situazione presentando le difficoltà di tutti, compresi gli immigrati. Abbiamo cercato di schematizzare i problemi e ci sono piovute addosso critiche di razzismo. Ma la politica secondo noi deve prendersi la responsabilità di risolvere i problemi alla radice e non metterli sotto il tappeto. Non è garantendo 500 euro a tutti che si risolve il problema dell’immigrazione.

Realpolitik?
La nostra linea politica è quella di vicinanza al territorio. Incontriamo tutti i giorni persone e imprese in difficoltà. Mi faccio la domanda al contrario: come si fa a non essere realisti in questa situazione? Quando ci sono i soldi i problemi non si vedono. Ma quando non ci sono più e la mattina ti devi preoccupare di mettere il latte nella tazza del figlio, la cosa è ben diversa. Stiamo sui problemi concreti. A Roma le stiamo tentando tutte. Abbiamo cercato di non dare contributi a chi delocalizzava. Abbiamo cercato di vedere se il tessile aveva ancora delle capacità non dico di incrementare, ma di mantenere almeno il bacino di lavoro attuale: ci hanno risposto che l’Europa andava in un altro senso. Ora pare invece che abbiano messo la retromarcia. L’avessero detto Francia e Germania sarebbe andato tutto bene, ma quando le proposte vengono dall’Italia, dalla Lega poi…

Come vede il futuro di questa valle?
Non voglio fare l’ottimista a tutti i costi, ma una cosa è certa: le capacità imprenditoriali, lavorative, la volontà della gente di questa valle non possono essere delocalizzate. Qui c’è la cultura del lavoro. A questa gente e questi imprenditori bisogna dare la possibilità di innescare meccanismi virtuosi che possano consentire di trasformare le aziende da tessile a qualcos’altro, rapidamente. La politica deve creare un humus che consenta agli imprenditori di far crescere le proprie idee.

La crisi morde e ora si va alle elezioni regionali…
La Lombardia è ancora la locomotiva d’Italia e forse d’Europa nonostante si tiri dietro vagoni pesantissimi e a volte zavorrati. Riusciamo, pur in questa situazione, a viaggiare, a essere innovativi. Allora viene in mente che probabilmente è stata governata bene. Se ci fosse un presidente della Lega ancora meglio. La coalizione Pdl-Lega in Regione Lombardia può fare ancora bene. Formigoni ha ben governato, la Lega ha ottimizzato l’azione di governo con interventi legislativi. Senza ombra di dubbio c’è la possibilità di riconquistare la Regione.

Le bandiere della Lega

Le bandiere della Lega

E per la Lega cosa prevede?
Il nostro Andrea Gibelli andrà a fare il vicepresidente. Si tratta di una persona di grandi capacità, vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera. E’ un pezzo da novanta. Ma per l’assetto politico della Regione saranno determinanti i voti che la Lega incasserà. La gara è tutta interna al centrodestra.

Che risultato otterrà la Lega?
Vorrei fare riferimento alle Europee ma il paragone non mi sembra corretto. In quel caso mettevamo in campo una nostra idea d’Europa. Stavolta parliamo invece di ambiti più vicini, con personaggi che hanno mostrato grandi capacità di amministrazione locale. La lista preparata in Bergamasca, per esempio, è molto forte. Il segretario provinciale Cristian Invernizzi si è mosso in modo egregio. Le candidature sono sempre un terreno scivoloso, ma Invernizzi è stato molto bravo e ha portato a Milano una squadra molto buona. Le scelte dei nostri capi in via Bellerio sono state molto semplificate dall’ottima rappresentanza bergamasca.

Puntate a 3 consiglieri bergamaschi della Lega al Pirellone?
Certamente tre. I sondaggi dicono che i risultati saranno ottimi.

Belotti, Frosio e Pedretti?
I due uscenti dovrebbero avere una marcia in più dovuta all’attività che hanno fatto. Pedretti viene da una campagna elettorale alle Europee dove ha fatto discreti numeri. Poi ci sono personaggi importanti come il vicesindaco di Romano Suardi, Volpi di Seriate, e Angela Barcella, giovanissima e promettente, con grande capacità a livello organizzativo, come ha dimostrato con i Giovani Padani. Rappresenterà la valle al Pirellone.

Dopo le Regionali, cosa succede a Roma, Calderoli vicepremier?
Il fatto che Calderoli possa diventare vicepremier non mi sorprende affatto. Se io fossi Berlusconi glielo farei fare subito. In questi anni la Lega è stato un alleato fedelissimo. Avere al fianco un uomo come Calderoli, con un’intelligenza politica seconda a nessuno, sarebbe una garanzia per il governo e per Berlusconi stesso. Calderoli secondo me merita un posto del genere, per le sue capacità politiche. Sarebbe un lustro per la Bergamasca e una grande soddisfazione anche per noi deputati.

E la strada del Federalismo?
E’ in discesa, perché Calderoli con una grande lavoro di mediazione è stato capace di ottenere l’astensione di quasi tutta l’opposizione. La sua bravura ora è in campo per i decreti attuativi. Qui si gioca la vera partita. Il Federalismo come cappello c’è, ora dobbiamo mettere la bandierine al posto giusto. Ci sono ancora degli ostacoli: ognuno ha il suo “orticello” da difendere – le regioni autonome, la Sicilia, l’Emilia Romagna – e le sue specificità anche economiche. Ma sicuramente siamo sulla buona strada.

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