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Tredici anni dopo, Pisani nel cuore dei tifosi atalantini

Di Redazione12 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Federico Pisani

Federico Pisani

BERGAMO — Ogni anno arriva il 12 febbraio. Succede sempre. Dal 1997 questa data è legata a doppio filo ai colori nerazzurri. La ricorrenza è triste, quando si torna con la mente a quel tragico martedì notte il cuore di un atalantino si ferma. Le emozioni ti assalgono. Il ricordo è vivo. Federico Pisani e la fidanzata Alessandra Midali, entrambi poco più che ventenni, morirono in uno spaventoso incidente stradale alle porte di Milano dopo aver passato la serata di Carnevale al Casinò di Campione d’Italia.

La coppia di amici che viaggiava sul sedile posteriore della BMW guidata da Pisani si salvò, per la giovane promessa dell’Atalanta, nata in Garfagnana e cresciuta alla Casa del Giovane, non ci fu niente da fare. Una carriera spezzata, una vita piena di progetti finita contro un pilone in cemento armato.

A distanza di anni ci ripensi e non trovi un perchè. Non esiste un perchè, per questa come per tante storie tristi che spesso purtroppo leggiamo. Anche se molte cose sono cambiate e le immagini televisive sembrano sempre più sgranate, Federico Pisani è sempre vicino alla maglia della Dea. Il campo principale del Centro Bortolotti e la Curva Nord sono intestate a lui, da quel giorno nessun protagonista della domenica calcistica targata Atalanta ha indossato la maglia numero 14. Ivan Ruggeri e la società pensarono subito al ritiro.

Quando c’è da ricordare un evento simile il rischio di cadere nella retorica è grande, basterebbe chiamare uno dei protagonisti dell’epoca per riempire qualche riga senza difficoltà. Il capitano Daniele Fortunato, l’allenatore Emiliano Mondonico, Vieri, Morfeo. E ancora Mino Favini, in semifinale con la Primavera al “Viareggio”: Chicco, quel trofeo, lo conquistò nel 1993 con la “Banda Prandelli”.

Non appena la notizia circolò in città, Bergamo si strinse intorno alle tre famiglie coinvolte. Quella di Alessandra Midali, quella di Federico e quella atalantina. Nel giorno dei funerali, almeno tremila persone gremivano Piazza Vecchia. Volti noti, amici e semplici tifosi.

Ricordo l’atmosfera surreale che si respirava allo stadio nella prima partita dopo la disgrazia. Avversario il Vicenza, finì 3-1. Il minuto di raccoglimento, la corsa di tutta la squadra ad abbracciare la maglia numero 14 che sventolava davanti al vetro della Curva Nord. Segnò Foglio, su assist di Morfeo: i due ragazzi forse più vicini al folletto atalantino. Poi ancora Pippo Inzaghi che baciò la casacca nerazzurra e la mostrò alla gente. Il terzo posto in classifica, ancora tante lacrime.

Oggi il piccolo cimitero di Poggio, frazione di Camporgiano dove Federico riposa in pace, è meta di quei tifosi che lo hanno amato. Lui correva, segnava e li faceva infiammare. Loro lo ricordano sempre con affetto, ce l’hanno dentro. L’Atalanta non può dimenticarlo perchè come ha raccontato spesso Mino Favini, a Pisani era impossibile non voler bene.

“Ora il cielo sembrerà più piccolo.. con te che corri e dribbli tra le nuvole.. Ciao Chicco, salutaci le stelle”. Questo striscione campeggiava ai tempi sopra la Curva Nord, ancora oggi scatena emozioni forti.

Fabio Gennari

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