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Editoriali

Si soffrirà fino alla fine, l’importante è non mollare

Di Redazione7 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianpaolo Bellini annulla Alvarez (foto Mariani)

Gianpaolo Bellini annulla Alvarez (foto Mariani)

BERGAMO — Fuori dallo stadio, terminata la partita, mi confrontavo con alcuni amici sull’andamento dei novanta minuti. Qualche commento sui singoli, idee diverse sui voti. Disappunto per i risultati degli altri campi, qualche idea sulle prossime gare. Un consiglio? La classifica non guardiamola, continuità e risultati utili adesso sono la strada migliore per cercare la salvezza.

Atalanta – Bari 1-0. Un successo tremendamente importante, una scossa vitale ad una classifica che senza i tre punti sarebbe stata sconfortante. Contro i pugliesi, i nerazzurri hanno dato l’unico segnale che davvero può far ancora sperare i tifosi: lottando 90 minuti al 100% delle proprie possibilità questa squadra si può salvare.

La squadra di Ventura, giornali alla mano, doveva venire a Bergamo per fare una scampagnata. Squadra rivelazione, gioco arioso, manovra devastante sulle fasce. Qualcuno mi spiega come mai il tecnico pugliese ha tolto dopo un’ora Barreto e Alvarez? Semplice, i due uomini più in forma erano stati annullati dai rispettivi avversari.

Per carità, Consigli ha salvato un paio di occasioni importanti nel primo tempo. Non sono cieco. Però mi aspettavo qualcosa in più e invece scrivendo le pagelle mi sono imbattuto nel voto più importante, nell’elogio più gradito per un uomo vero. Non parlo di Doni, il capitano è stato giustamente celebrato da tutti prima della partita. Non mi riferisco nemmeno a Tiribocchi, eroe di giornata, o a Valdes che ha fatto venire il mal di testa a Masiello.

I miei complimenti sono tutti per Gianpaolo Bellini. Avanti e indietro. Largo o stretto. Di testa, di petto, di piede. Il numero 6 nerazzurro ha surclassato il diretto avversario, si è proposto in avanti e un paio di volte in chiusura ha salvato in angolo. Un giocatore totale, altre volte solo generoso e reo di commettere qualche errore decisivo (vedi Genova con la Sampdoria) ma contro il Bari la perfetta incarnazione di quello spirito che deve animare ogni protagonista atalantino da qui alla fine. L’avversario è più forte? Più veloce? Più tecnico e pericoloso? Sulla carta sono tutti fenomeni, in campo si parte 0-0 e ogni match è da giocare.

Per un Bellini da lodare c’è un Ferreira Pinto da rimandare. Vero che non c’erano alternative, però il numero 79 che sulla destra scardinava ogni terzino oggi è un lontano ricordo. Bisogna dirlo, senza accuse e con la massima serenità. Già dalla gara di Catania, Mutti dovrà scegliere: insistere su di lui o riproporre Valdes con Padoin al posto del brasiliano? Le prestazioni, in questo caso, sono emblematiche.

Ogni scelta, nel bene o nel male, deve farla Mutti. In campo ci vanno i giocatori, però quando un tecnico opera bene è giusto elogiarlo. Dentro Amoruso e Doni davanti, Caserta e non Volpi a testimonianza di come l’ex reggino non è  ancora apposto: Lino da Trescore ha passato tutta la gara ad osservare con grande attenzione e i suoi cambi sono stati perfetti.

Chevanton e Tiribocchi nel finale con Doni regista, Valdes e Ceravolo larghi e il solo Padoin a contenere sono l’esaltazione della manovra offensiva: rischio calcolato, scelte vincenti.

Da qui alla fine, Mutti lo ripete sempre, conta solo l’Atalanta. Ben vengano le scelte, quindi. Ci sarà da soffrire ma la davanti le soluzioni non mancano e se dietro gli errori vengono evitati questa Atalanta si può ancora salvare. Ultima annotazione, semplice colore. Chi crede che nei box stampa si segua la partita senza trasporto è meglio che cambi idea: alla rete di Tiribocchi per poco volavano portatili e taccuini, nessuno ha voglia di raccontare partite contro il Crotone o il Cittadella.

Fabio Gennari

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