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Bergamo

Con le “armi” in tribunale: 5 denunciati, tre donne

Di Redazione2 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di via Borfuro

Il tribunale di via Borfuro

BERGAMO — Quando i Carabinieri e gli addetti alla sicurezza di guardia al tribunale hanno visto quello che portavano nella borsetta non credevano ai loro occhi. Che quelle donne fossero delle terroriste in erba d’altronde era poco probabile. In realtà i coltellini e i manganelli che portavano in borsa erano strumenti di difesa personale.

Cinque le denunce dall’inizio dell’anno ad oggi in via Borfuro per l’introduzione di “oggetti atti ad offendere” in tribunale. Tre casi riguardano donne “armate” per paura di aggressioni. Sabato scorso, per esempio, grazie al metal detector, le guardie giurate hanno scoperto uno sfollagente nella borsetta di una quarantaduenne incinta di Trescore. La donna ha ammesso “teneramente” che si trattava di un’arma per difesa personale che la faceva sentire un po’ più sicura. Peccato che portare armi in tribunale sia reato.

Lo stesso era accaduto qualche giorno prima. Una 36enne aveva con sé un coltello a serramanico di 7 centimetri. Stessa giustificazione, stessa denuncia. Più o meno lo stesso aggeggio è stato sequestrato a una quarantenne di Castelli Calepio qualche giorno dopo.

Le altre due denunce riguardano invece un cinquantaseienne di Fara Olivana: per lui coltello a scatto nella tasca del giubbotto. E un milanese di 47 anni con un serramanico di 5 centimetri. Più difficile dire che non si sentivano sicuri…

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