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Editoriali

Dal mercato acquisti mirati, ora serve la svolta

Di Redazione1 febbraio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Nicola Amoruso (foto Mariani)

Nicola Amoruso (foto Mariani)

BERGAMO — Il mercato è finito, chiuso, passato. Si sono fatti nomi eccellenti, ogni giorno sembrava quello buono per una trattativa felice o per un annuncio ufficiale. Mi viene spontanea una domanda, se avete la risposta ve ne sarei davvero grato. C’è qualcuno che sarebbe venuto a Bergamo e non è stato cercato? E ancora mi chiedo: con la squadra sul fondo della classifica, è facile correre a prendere uomini di categoria disposti a venire per salvare la baracca?

Signori, cerchiamo di essere obiettivi senza guardare agli errori del passato. Nessuno vuole nasconderli, semplicemente l’Atalanta oggi non può permettersi di perdere tempo ed energie per capire chi ha sbagliato o per recriminare sulle scelte: nei prossimi quattro mesi conta solo la salvezza, a giugno tireremo le somme.

Sono arrivati Capelli, Zanetti, Volpi, Amoruso e Chevanton. Sono partiti Acquafresca, Madonna (Vicenza), Tiboni(Ascoli) e Bonaventura(Padova). L’Atalanta è migliorata? Almeno sulla carta, sì. Perchè Amoruso ha segnato nel Parma più gol dell’ex cagliaritano e in carriera l’ha sempre messa dentro, perchè uno come Volpi in rosa non c’era e perchè Chevanton è potenzialmente un grande giocatore. Zanetti e Capelli fanno numero, senza Barreto e con il pacchetto di centrali spesso in difficoltà i loro arrivi ci stanno. Nell’ultimo giorno di mercato è arrivato anche il finlandese Toivomaki, utile in prospettiva, mentre sembra che Cesena e Atalanta abbiano bisticciato a lungo per Schelotto.

Adesso il tecnico Mutti deve cercare di amalgamare nel modo migliore gli ultimi arrivati, il gruppo atalantino secondo me non è tra i tre peggiori della categoria ma le chiacchiere adesso stanno a zero.

Non serve a nulla criticare la società per gli errori passati, non porta punti rimuginare sull’addio di Floccari o di Del Neri. I problemi di oggi sono altri, l’Atalanta perde troppo spesso e in classifica mancano i punti lasciati sul campo: di fenomeni acquistabili, in giro, non ce ne sono.

Volpi e Amoruso sono due segnali chiari di come la società abbia cercato gente pronta subito a lottare sul campo. Meglio loro o qualche scommessa sudamericana come Maxi Lopez e Pavone? Ai posteri l’ardua sentenza.

Tornando alla stretta attualità, l’Atalanta è davanti a tre partite terribilmente importanti: Bari in casa, Catania in trasferta e Chievo ancora a Bergamo. Servono tre risultati positivi, almeno due vittorie. Il resto non conta, il penultimo posto in classifica è da lasciare quanto prima.

La doppia Atalanta di Genova non ha entusiasmato ma nemmeno scandalizzato: l’unico vero problema è che si è sempre perso. Ad oggi, sono ben tredici le volte in cui i nerazzurri hanno lasciato il campo senza niente in mano. Sarebbero bastati tre o quattro pareggi per ragionare in modo diverso. Nessuna impresa da urlo, solo dei pareggi.

Da più parti si dice, anche io ne sono convinto, che la salvezza passa per le gare casalinghe. Questo non significa che si deve vincere sempre ma vuol dire che il vantaggio del fattore campo deve spingere la squadra a cercare i tre punti dandole la forza morale per giocarsela anche fuori. Il Livorno a Milano ha strappato un pareggio, lo stesso Siena per poco ci riesce a Roma. Senza parlare del Catania a Genova o dello stesso Bologna a Firenze solo poche settimane prima.

Il tempo c’è, le qualità anche. Dopo due sconfitte è normale manchi un po’ di spirito ma si sapeva che le tre trasferte consecutive sarebbero state dure. Il Bari non è un avversario semplice, domenica sarà durissima. Però se perdi con i pugliesi, strappi un punto a Catania e nemmeno il Chievo viene messo sotto allora è giusto andare in Serie B.

Pensieri oscuri, meglio non pensarci. Bisogna rimboccarsi le maniche, pensare alla risalita sputando ogni goccia di energia, poi si valuterà l’operato di tutti e nulla dovrà essere trascurato: l’Atalanta, Bergamo, si meritano la serie A.

Fabio Gennari

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