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Cultura

Ornella Muti a teatro con “L’ebreo”

Di Redazione28 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ornella Muti

Ornella Muti

Ornella Muti torna a teatro con il dramma “L’ebreo”. Lo spettacolo di Gianni Clementi, per la regia di Enrico Maria Lamanna, vanta un cast d’eccezione per un testo teatrale straordinario e gode del patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e del sostegno della Comunità ebraica.

Ambientato durante le leggi razziali, alcuni ebrei intestano i propri beni a prestanome malfidati, in attesa che le cose cambino. Immacolata e il marito diventano così ricchi proprietari fino a che il loro destino cambia. Immacolata si gode frutti della ricchezza ricevuta dal 16 ottobre del 1943, cioè la data della tragica retata nel ghetto di Roma. Ma un giorno, tredici anni dopo, nel 1956, qualcuno suona alla sua porta e tutto cambia.

“Un brutto personaggio – ha spiegato l’attrice – ma coi suoi sogni. E che ogni giorno faticava duro per sopravvivere, poi le capita questa fortuna addosso, sino a quando tutto crolla, esplodono i sensi di colpa, la paura, il terrore che porta a galla tutta la sua meschinità, ma con la tenerezza del debole, del poveretto, che riesce a non farmela fa odiare, mentre tutto finisce in tragedia”. Alla vigilia della prima, la Muti rivela la sua ansia, ”con attacchi notturni che mi fanno venir voglia di fuggire in Kazakistan, ma la decisione ormai è presa. Certo non è stato facile: io ho sempre fatto cinema e ormai non amo stare lontana da casa, dai miei figli, troppo tempo, come richiedono le tournée, ma la produzione mi è venuta incontro. E poi una strada nuova mi tenta sempre, specie se è legata al recitare che è qualcosa che amo molto. Ora aspetto l’emozione del contatto dal vivo col pubblico”.

“Osare, cambiare, mettersi in gioco: è qualcosa che mi appartiene – dice la Muti, cinquantacinquenne, sempre affascinante e ora biondissima- dopo molti dubbi, come è nel carattere di una donna pesci. I dubbi non sono però una cosa solamente negativa perché spingono a interrogarsi, a trovare soluzioni, viste le pressioni del mio agente a leggere il copione e, infine, l’incontro col regista, Enrico Maria Lamanna, che mi ha subito conquistato e fatto capire come, il personaggio di Immacolata, che mi pareva così negativamente tragico, avesse dei risvolti comici e fosse nelle mie corde”.

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