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Bergamo

Cocaina in casa: condannata dipendente del museo Caffi

Di Redazione26 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il Tribunale di via Borfuro

Il Tribunale di via Borfuro

BERGAMO — Sei anni di carcere, uno in più di quanto richiesto dal pubblico ministero. E’ questa la pena comminata a una donna di 49 anni, di Gorle, dipendente del museo di scienze naturali Caffi di Bergamo, “pescata” con mezzo chilo di cocaina in casa.

Ieri la donna ora è agli arresti domiciliari, come disposto dal giudice. La condanna è stata determinata dalla quantità di sostanza stupefacente sequestrata. La donna durante le diverse fasi del processo ha raccontato di aver tenuto la droga in casa sua senza spacciarla, custodendola per conto di altre persone. Ma di queste persone non ha voluto rivelare il nome.

A lei i Carabinieri del Radiomobile di Zogno erano arrivati attraverso una “soffiata” rivelatesi esatta. Nell’appartamento di Gorle i militari hanno trovato lo stupefacente  – quattro panetti da un etto, un panetto da 50 grammi e undici bustine da cinque grammi ognuna – piccole quantità di hashish e tutti gli strumenti del caso, oltre a 1000 euro e tre telefonini.

Dalla indagini, il Museo Caffi è risultato estraneo alla vicenda. La donna al momento dell’arresto risultava inoltre in “infortuni”. Sul posto di lavoro aveva sempre comunque mantenuto un comportamento irreprensibile.

La donna ha scelto di affrontare il processo con rito abbreviato ottenendo così una riduzione della pena di tre anni. Ma dovrà pagare anche una multa da 20mila euro.

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