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Politica

Passa al Senato il “processo breve”. Berlusconi: sinistra intellettualmente disonesta

Di Redazione21 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Alfano e Berlusconi

Alfano e Berlusconi

ROMA — Il Senato ha approvato il ddl che istituisce il cosiddetto “processo breve”, tra le proteste delle opposizioni e l’esultanza della maggioranza. Il provvedimento, fortemente voluto dal premier, ha passato (163 sì, 130 no, 2 astenuti) l’esame della Camera Alta e approda ora a Montecitorio.

Nel pomeriggio il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, durante la relazione sullo stato della giustizia, ha assicurando che è il disegno di legge è “strategico” per l’azione del governo di contrasto alla lentezza della giustizia, “un nemico insidioso ma che può essere battuto”. L’opposizione continua con le proteste, gridando “allo scandalo per la diciannovesima legge ad personam approvata dai governi di Berlusconi”.

E’ stato lo stesso Cavaliere, nel pomeriggio, a farsi carico della replica alle minoranze: “Siete intellettualmente disonesti, non c’è nulla di incostituzionale”. E aggiunge: “I miei processi? I legali mi sconsigliano di presentarmi, troverei un plotone d’esecuzione”. Di tutt’altro tenore l’affondo del Comitato Intermagistrature (che riunisce la magistratura ordinaria, amministrativa e contabile e l’Avvocatura dello Stato) che dice no “a riforme che distruggono la giustizia” e ribadisce le “fortissime preoccupazioni per il ddl sul processo breve che rischia di produrre conseguenze devastanti sull’intero sistema della giustizia italiana”.

Anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani definisce la scelta della maggioranza “la cosa peggiore che si potesse fare, distruggere migliaia di processi, lasciare senza giustizia migliaia di vittime per salvare uno solo”. Per Antonio Di Pietro, infine, “siamo di fronte ad un regime fascista, piduista ma anche mafioso”. Nel gruppo al Senato del Pdl è da registrare un dissenso. E’ quello di Enrico Musso, docente universitario di economia applicata, che ha preso la parola per denunciare “un grave errore” della maggioranza, “non ammettere pubblicamente che c’erano due obiettivi, quello della ragionevole durata dei processi e quello che è diventato una sorta di agenda nascosta, la tutela del presidente del Consiglio”.

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