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Politica

Nuove Brigate Rosse: due arresti. Maroni: attenzione altissima

Di Redazione19 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Manolo Morlacchi, figlio di Pietro Morlacchi, è stato arrestato

Manolo Morlacchi, figlio di Pietro Morlacchi, è stato arrestato

MILANO — Con un blitz in piena regola lunedì mattina la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con la Digos di Milano, al termine di lunghe e complesse indagini, ha tratto Manolo Morlacchi (figlio del fondatore delle Br Pietro) e Costantino Virgilio accusati di tramare nell’ombra per far riprendere vita alle Brigate Rosse. Intanto il ministro Maroni assicura che l’attenzione del Viminale resta altissima.

Morlacchi e Virgilio sono stati arrestati nelle loro rispettive abitazioni a Milano, in via Gola 7 e viale Umbria 56. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Gip di Roma, Caivano, su richiesta del pool antiterrorismo della Procura di Roma diretto dal Procuratore aggiunto, Pietro Saviotti. I due sono accusati di far parte della associazione terroristico-eversiva, costituita in banda armata, denominata «per il comunismo Brigate Rosse».

Entrambi lavoravano per un’agenzia di gestione archivi: Morlacchi con funzioni manageriali, Virgilio come dipendente. L’indagine che ha portato agli arresti era già scattata nel giugno scorso quando, a Roma e Genova, ci furono diversi arresti di presunti brigatisti e il sequestro di ingenti quantitativi di armi.

Per i due l’accusa è di associazione finalizzata al terrorismo e partecipazione a banda armata. I due erano già indagati dal giugno dello scorso anno, quando le loro abitazioni vennero perquisite.

Il ministro dell’interno, Roberto Maroni, si è congratulato con il Capo della polizia Antonio Manganelli, per l’arresto dei due presunti brigatisti. L’operazione, ha sottolineato Maroni, “dimostra che l’attenzione delle forze dell’ordine nei confronti del terrorismo brigatista è massima. Continueremo a mantenere alta la guardia per contrastare ogni forma di terrorismo, interno o internazionale che sia, ed evitare così il ritorno degli anni di piombo”.

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