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Parla Cristiano Doni: con due gol ha scritto la storia, ora sogna la salvezza

Di Redazione18 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni (foto Mariani)

Cristiano Doni (foto Mariani)

ZINGONIA — Ha parlato due volte in pochissimi giorni, una rarità. Ha segnato due gol raggiungendo un traguardo storico, qualcosa di incredibile. Contro la Lazio ci ha messo nove minuti a distruggere quel muro di paura, di tensione, di timore che la gente malata di Atalanta vedeva davanti agli occhi.

Cristiano Doni, nel bene o nel male, è sempre al centro di questa maglia. La prima impressione? Un uomo felice, umile. Con la salvezza dell’Atalanta al centro di ogni pensiero.

Cristiano, partiamo dalla squadra. Il 3-0 alla Lazio rappresenta una svolta?

Credo di si, è una vittoria importante e penso che prima o poi dovevamo trovarla. E’ successo domenica, la cosa più importante adesso è dare continuità soprattutto perché in classifica non è cambiato moltissimo. Fiducia nei nostri mezzi ed entusiasmo dell’ambiente sono diversi, è importante ma dobbiamo affrontare tutte le gare come abbiamo fatto.

L’ultima volta ti avevamo chiesto se l’Atalanta si salverà. Ci hai messo qualche secondo a rispondere…

Non ho aspettato perchè non sono convinto, semplicemente è difficile commentare una situazione simile. Abbiamo convinzione e voglia, siamo realisti e diciamo che la salita è ancora tosta: un piccolo grande passo è compiuto, nell’ultimo periodo il gruppo ha sentito grandi pressioni e noi abbiamo dimostrato carattere e personalità. Adesso pensiamo a Bologna, si gioca tra poco più di 48 ore e sarà difficile visto il loro grande risultato a Firenze: noi andremo per giocarcela, con grande umiltà e spirito di sacrificio.

Certo che un successo simile aumenta la fiducia…

Sicuramente si, il motivo di soddisfazione principale è proprio questo. La testa è molto importante, a volte più del fisico e la fiducia ti permette di fare tantissime cose.

Una prestazione, la tua, per chi non aveva avuto fiducia trovando la quadratura del cerchio?

Non ci casco (sorride, ndr). Ci sono i pro e i contro dell’età, capire certe richieste è un aspetto positivo e quindi non ci casco. Mi dispiace, altra domanda?

La grinta del capitano (foto Mariani)

La grinta del capitano (foto Mariani)

Dei 100 gol, qual’è quello che ricordi con maggior affetto?

Il primo fu di testa, lo ricordo ancora benissimo. Atalanta – Cremonese, assist del mio amico Fabio Gallo e in panchina Bortolo Mutti, pensate un po’ al destino. Ce ne sono altri che mi sono rimasti dentro, quello di Piacenza forse è stato uno dei più belli, il più emozionante il gol di Palermo segnato dopo il mio ritorno. Domenica contro la Lazio sono arrivate reti determinanti, quelli contro il Brescia sono sempre piacevoli: sono legato a tantissimi ma tutti, belli o brutti, sono importanti.

Adesso che al record ci sei arrivato, qual’è il prossimo traguardo?

In campo non ci pensavo troppo, questo fa capire che raggiungere quota 100 non era la mia priorità: volevo vincere, ci siamo riusciti. Ho un certo equilibrio interiore, non mi sbilancio adesso, sono contento e questa doppietta mi da fiducia e morale dopo un periodo un po’ così. Mi faccio i complimenti, me li dedico perché sono stato bravo a reagire: speravo di essere stato fortunato, ringrazio i compagni che erano contenti come e più di me. Ne avevo bisogno io, ne avevamo bisogno tutti.

La tua corsa sotto la curva è stata emblematica, cosa volevi dare alla gente che esultava?

Volevo restituire un po’ di quell’affetto che i tifosi mi danno, la nostra sofferenza dentro di loro era ancora più forte: hanno un attaccamento eccezionale, volevo condividerlo con loro. Li ho guardati a testa alta, mai come in questo momento era giusto farlo. Ho accumulato tanta tensione, corsa e urla sono state liberatorie.

Bortolo Mutti ha iniziato con un successo, ci racconti come è entrato nello spogliatoio?

Ha portato tanta serenità, tanto equilibrio e anche esperienza: per fare questo mestiere ce ne vuole, si devono capire le situazioni ed è importante gestirle. Trasferire esperienze alla squadra, entrare nella testa del giocatore è molto più importante di altre cose. Rispetto a 12 anni fa ho trovato un mister molto più deciso, molto più sicuro.

Qual’è il complimento più bello che hai ricevuto?

Me ne hanno fatti tanti, devo dire che la gioia negli occhi di mio padre è qualcosa di incredibile: era allo stadio e non mi ha detto nulla, mi è bastato guardarlo.

Nemmeno cinque minuti, Muslera è battuto (foto Mariani)

Nemmeno cinque minuti, Muslera è battuto (foto Mariani)

Chevanton?

Scalpita. E’ entrato benissimo nel gruppo, ha tanta voglia ed è giusto che sia così. Vorrebbe forse fare di più, per me avrà tempo e spazio come spero anche Robert. Saranno importanti tutti, anche chi adesso è ai margini: è successo a tanti durante la stagione, ci sono esigenze e necessità che permetteranno a tutti di trovare spazio. L’importante è che gli equilibri di spogliatoio e di gruppo non si rompano: Acquafresca si allena molto bene, è chiaro che vive una situazione difficile perché non trova spazio. Spero che rimanga, che possa dimostrare il suo valore ma capisco anche la sua voglia di giocare.

Non sei il classico bomber, ti saresti mai aspettato di diventare il giocatore più prolifico di sempre?

No, l’ho già detto. Non me lo sarei mai aspettato, è anche vero che ho giocato molti anni qui e quindi ho avuto molte più possibilità. Nessuno può sapere dove sarei potuto arrivare se non fossi andato via, aver avuto la possibilità di tornare e fare tanti gol è stata una bella sorpresa per tutti, anche per me.

Cento gol e nessuno alla Juve, incredibile…

E’ la mia bestia nera però c’è ancora una partita e vediamo di sfatare anche questo tabù…

Adesso arrivano tre trasferte consecutive, preoccupano?

Ci devono preoccupare il giusto, adesso pensiamo a Bologna e non credo sia giusto guardare troppo in avanti. La vittoria di domenica può darci uno slancio pesante, cerchiamo di trarne l’aspetto positivo: sarebbe folle non pensare di entrare in campo cattivi e con la bava alla bocca, se giochiamo da Atalanta possiamo farcela. Non sottovalutiamo nessuno, guardiamo tutti dal basso all’alto: partiamo forte in ogni gara e poi vediamo cosa succede.

Ci racconti le impressioni di Sergio Floccari? Il coro “torna a Bergamo” si è sentito fortissimo..

Era contento per noi, ha speso belle parole ma l’ho sentito molto dispiaciuto per la squadra. I complimenti suoi erano sinceri, ci tiene a questa squadra.

La quota salvezza secondo te qual’è?

Si dice sempre qualcosa sotto i 40, secondo me non si abbasserà di molto e quindi vediamo. Possiamo raggiungerli, dobbiamo cercare il massimo da ogni partita: proviamoci e poi tireremo le somme.

Hai avuto paura del secondo giallo?

No, assolutamente. Non sapevo che strappando la bandierina prendevo il giallo: pensavo succedesse solo spaccandola. Dopo il secondo gol sono corso veloce stando attento a non esagerare, è stato bellissimo.

Dopo il gol numero 99, Doni saluta la curva (foto Mariani)

Dopo il gol numero 99, Doni saluta la curva (foto Mariani)

Novanta minuti senza cambio: Mutti non crede proprio tu sia cotto…

Oggi, sono sincero, sono parecchio cotto… la partita la sento e la pago di più il giorno dopo. Se mi toglieva non mi dispiaceva certamente, spero di recuperare bene per mercoledì ma comunque siamo in tanti e tutti con tanta voglia: la cosa che conta, come sempre, è la squadra ed un altro risultato positivo sarebbe importantissimo.

Il rimpianto più grande è la retrocessione del 2002?

Una mazzata. E’ forse la macchia che mi porto dentro, ho sofferto moltissimo e questa è una ragione in più per non ripeterla. Speravo ci fosse una reazione contro la Lazio proprio per dare un segnale, mi fa ben sperare.

Padoin nel dopo gara ha detto scherzando che sei molto importante anche se a volte rompi un po’ le scatole…

E’ il mio carattere, penso di essere negativo per gli arbitri ma positivo per i compagni. Magari li riprendo ma per il bene della squadra, difficilmente per un errore: lo faccio quando qualcuno non lo vedo concentrato o non ha il piglio giusto. Per il resto l’aspetto negativo è il rapporto con gli arbitri, è un difetto che mi porto dietro e rimarrà: cerco sempre di migliorare ma è difficile, tante volte non succede.

Il prossimo obiettivo di Cristiano Doni?

Vincere mercoledì. La salvezza è l’unica cosa che ho in testa: banale o retorico che sia è così. Se con il Bologna non sto bene spero che il compagno scelto al mio posto scenda in campo al meglio, lo caricherò per questo. Uno, cinque o novanta minuti non importa. Voglio salvarmi, sono il capitano di questa squadra e devo esserlo in ogni momento, in tutti i sensi: i compagni sanno che anche da fuori ho cercato di dare sempre tutto quello che avevo.

Sei un simbolo dell’Atalanta, il tuo futuro è nerazzurro?

Io spero di sì, ancora da calciatore e poi chissà. Non ho mai detto che a giugno smetto, sono cose che non si decidono da soli. Se avrò la possibilità di essere ancora giocatore, voglio sentirmi utile perché è questo quello che mi interessa: se ritenessi che fisico e spirito non servano al gruppo, non sono egoista a tal punto da pretendere un posto ma è logico che anche in società vorrei rimanere.

Fabio Gennari

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