iscrizionenewslettergif
Lettere

L’Udc: “no” al bavaglio del web

Di Redazione18 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
No al bavaglio del web

No al bavaglio del web

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviataci dall’Udc di Bergamo riguardo al disegno di legge di riordino del sistema informativo, allo studio in parlamento.

“Come fare per eludere la sempre più attenta rete di utenti web? Come fare ad imbavagliare internet creando prima qualche falso allarme per allentare la tensione e far parlare dei soliti paranoici antigovernativi? Il piano è semplice e, per comprenderlo al meglio, occorre procedere per punti.

Circa un anno fa, il provvedimento D’Alia, creò scandalo e preoccupazione tra tutti i net surfer e le aziende che lavorano in rete; scatenando un’enorme campagna d’informazione atta a difendere la libertà del web. Lo stesso Gianpiero D’Alia, dopo aver visto rigettato con forza il suo tentativo di “regolamentazione”, si rese conto della difficoltà di gestire un mezzo incredibilmente eterogeneo e vasto come internet ed abbondonò saggiamente ogni ulteriore proposito di legiferazione.

Qualche giorno fa, tra le numerose pagine di “informazione alternativa”, il disegno del parlamentare Udc è stranamente ed inspiegabilmente tornato in auge. “Pronto il bavaglio alla rete”; si leggeva nei diversi post di contro-informazione. Peccato che si trattasse appunto di un provvedimento vecchio e tra l’altro totalmente bocciato dal suo stesso artefice.
In questo episodio troviamo la prima fase; quella del “falso allarame”. Si riesuma una notizia vecchia e oramai inutile per creare tensione e preoccupazione (oltre che disinformazione); sapendo però fin da subito che in breve la news verrà sconfessata e, grazie all’effetto “a lupo a lupo”, abbasserà il livello di guardia.

All’interno della maggioranza di governo, oramai è acclarato ed innegabile, esiste una piccola ma pervicace corrente decisa a fermare il potere della rete e, ovviamente, ad aumentare a dismisura quello del proprietario della Mediset che, a costo di esser ripetitivi, è colui il quale si guarda bene dal risolvere l’oramai leggendario “conflitto d’interessi”.
Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio il nuovo attentanto alla libertà di espressione. Il provvedimento è per l’esattezza un “decreto legislativo sulla tv“ e, in effetti, parte proprio dalla regolamentazione del tubo catodico per arrivare, o meglio strisciare, verso internet. Trattandosi di un decreto legislativo, inoltre, la proposta del governo “dribla” agevolmente il Parlamento (beffandosi anche del Presidente della Camera; proprio ieri “miracolosamente” riconcigliatosi con il Premier) e richiede al Senato e alla Camera un semplice “parere non vincolante” sul testo. Geniale o paradittatoriale è solo questione di punti di vista.

In pratica, all’interno del decreto, si introducono alcue modifiche all’attuale gestione delle pubblicità sui canali pay per view e sullo spazio conferito alla già sicuramente non stretta rete Mediaset. In primis si riducono gli spazi pubblicitari su Sky (dal 18 al 12%) e si raddoppiano quelli di Mediaset (dal 6 al 12%).

Inoltre, si cancella di colpo l’istruttoria Agcom che riguarda l’eventuale superamento della quota del 20 per cento di programmi che si possono diffondere con il digitale. Come? Semplice: in pratica si considerano alcuni canali Mediaset come quelli premium e i “+1″ non facenti parte della quota da far rientrare nel 20 per cento. Ancora una volta, ci scappa un “geniale”. Nota non di poco conto è quella che riguarda il netto decremento nel sostegno alla fiction italiana e alle produzioni indipendenti; con ulteriore abbassamento della qualità delle già carenti produzioni televisive.

E dopo le modifiche intollerabili che colpiscono la televisione, passiamo a quelle che una parte del governo vorrebbe apportare su internet. Prima di tutto si vorrebbero considerare “servizi media-audiovisivi” anche tutti i portali grandi e piccini che diffondono immagini. In tal modo, dunque, questi siti verrebbero regolamentati allo stesso modo dei vari Tg1 e Tg5 (con annesso dovere di rettifica delle notizie errate ed equiparazione delle web-tv alla televisione “classica”). Il Garante per le comunicazioni diventerebbe poi una vera e propria sentinella, atta alla supervisione di portali come youtube (scordatevi gli spezzoni dei film, delle trasmissioni e delle partite su internet).

A questo ennesimo tentavo scriteriato di bavaglio si sono opposti moltissimi parlamentari; anche all’interno dello stesso Pdl. In prima fila il deputato Pd Paolo Gentiloni, diversi rappresentati dell’Idv ed il competente Roberto Rao (Udc). Proprio Rao, riguardo al  decreto legislativo proposto ha chiesto al Governo  ”di ritirare quelle parti della legge delega che non hanno attinenza e quelle che sono in contrasto con ladirettiva dell`Ue” Visto che “con questo provvedimento si sfrutta la stessa direttiva per avvantaggiare Mediaset e colpire tutti gli altri potenziali concorrenti”. Riguardo le nuove proposte che investono internet ed le tv on-line, invece “il provvedimento affronta in maniera non corretta il problema del live-streaming dei siti internet di informazione: se è giusto tutelare la privacy la dignità e i diritti di tutti- osserva infatti Rao – è però intollerabile un intervento a gamba tesa che limiti la libertà della rete, sostanzialmente assimilandola alla televisione”.

Fara Gera d’Adda, la denuncia: in biblioteca regna il caos

Un'immagine del disordine Gentile Direttore, la biblioteca comunale, il servizio maggiormente utilizzato e apprezzato dai cittadini (tra quelli gestiti ...

Orti di San Tomaso: lettera aperta ai bergamaschi

La zona dell'intevento (immagine courtesy http://stefanozenoni.splinder.com) Riceviamo e pubblichiamo questa missiva inviata dal Comitato "Salviamo il parco Suardi e gli orti ...