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Editoriali

Il cammino è lungo ma l’approccio è quello giusto

Di Redazione18 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tiberio Guarente (foto Mariani)

Tiberio Guarente (foto Mariani)

BERGAMO — Questa volta è difficile, veramente complicato. Trovare le parole giuste per commentare il 3-0 rifilato alla Lazio senza farsi prendere dalle emozioni è dura. L’euforia però è giusto lasciarla ai tifosi prendendo dai novanta minuti di gioco le indicazioni più importanti e pensando al futuro senza sognare troppo.

L’Atalanta, aritmeticamente parlando, è rimasta a tre punti dalla salvezza. Nonostante il successo, gli altri risultati non hanno sorriso e quindi siamo nella stessa situazione di prima. Esagerato pessimismo? Assolutamente, semplice premessa per spiegare cosa, davvero, è cambiato. I nerazzurri sono partiti come mai era successo in questa stagione, hanno segnato subito annichilendo l’avversario.

Tutte primizie. Come i gol di Doni, lui merita un discorso a parte. Come la rete di Padoin. Come il successo senza subire gol. Come l’esordio in serie A di Lino Mutti sulla panchina dell’Atalanta.

La novità più importante, permettetemi, è quella che non si vede. Si chiama mentalità. Dopo l’incredibile minuto di silenzio in favore delle vittime di Haiti, mai mi era capitato di vivere una cosa simile dentro lo stadio, si sono scatenati undici leoni infericiti: coltello tra i denti, sangue agli occhi ed un solo obiettivo, vincere.

Lo hanno fatto ragazzi che fino a dieci giorni fa sembravano agnellini sacrificati alla pubblica contestazione, uomini secondo qualcuno privi di personalità ed incapaci di mettere gli attributi sul campo. Inutile fare nomi e cognomi, sarebbe troppo facile. L’ho già scritto e lo ribadisco: questa squadra, se ha la testa sgombra e un uomo in panchina capace di gestirne le emozioni senza soffocarne l’entusiasmo, può salvarsi senza problemi perchè è superiore alle dirette concorrenti.

Avete visto il Guarente di Palermo e contro la Lazio? Il modulo sicuramente lo ha aiutato, avere due esterni che danno una mano è importante, ma questa volta vicino a De Ascentis si è rivisto il talentuoso centrocampista dinamico e combattivo che abbiamo ammirato in passato.

Ho scelto il suo nome perchè per la prima volta ho potuto compilarne la pagella con grande soddisfazione. Potevo farne almeno altri tre o quattro senza alcun problema. Padoin, Bellini, Coppola, Ferreira Pinto, Talamonti. Tutta gente che c’era, ha dimostrato di esserci e ci sarà.

Poi arriviamo a lui, mister 100 gol. Gli aggettivi si sprecano, basterebbero i numeri per celebrarlo. Voglio fare qualcosa di diverso, commentarlo attraverso gli occhi. Non parla spesso, Cristiano Doni. Lo ha fatto in settimana, subito dopo l’avvento di Mutti. Avete letto le sue dichiarazioni, sentito le sue parole, visto il suo viso. Parlando con lui a Zingonia, la sensazione di un uomo arrabbiato e carico a mille era forte.

Sul campo ci ha messo nove minuti per riscrivere la storia dell’Atalanta. Cento gol, con questa maglia, non li ha segnati nessuno. In 102 anni di vita. Doni ha voluto festeggiare alla sua maniera, prima con i compagni sradicando una bandierina e poi con voi. Con la sua gente. Una corsa impazzita “A crapa olta”, vi ha guardato ad uno ad uno: non ci fosse stato quel vetro Trefoloni avrebbe dovuto aspettare ore per liberarlo dall’abbraccio dei tifosi.

Atalanta-Lazio è stata la prima vittoria di Mutti. Un 3-0 roboante che però non lo illuderà. Bortolo da Trescore forse lo sognava un esordio simile, sicuramente ha fatto bene a tranquillizzare i suoi ripartendo da dove il gruppo sapeva bene cosa fare. Primo tempo a parte, la Lazio non ha mai davvero messo in difficoltà i nerazzurri e questo è un segnale molto positivo.

E adesso? Una notte per riposare, un allenamento per ripartire. Subito. Mercoledì si gioca Bologna-Atalanta, la miglior partita che poteva capitare dopo un successo simile. Anche i felsinei hanno fatto l’impresa vincendo a Firenze, non sarà facile e secondo molti un pareggio sarebbe importante.

Ovviamente non perdere è la priorità ma, scusate, mi dissocio. I nerazzurri devono andare al Dall’Ara per vincere. Farlo sarebbe quasi un sogno: la doppia trasferta di Genova con l’entusiasmo alle stelle, terz’ultimo posto a braccetto proprio con i rossoblù oltre alla possibilità di avere Lazio, Udinese e Livorno solo poco più in su.

Nessuna fretta signori, lasciamo che il tempo scorra tranquillo e riprendiamo a credere in questo gruppo. Serviva un uomo gentile, non un sergente di ferro. Adesso l’abbiamo, dal mercato arriveranno rinforzi utili ma nessun campione: a Bergamo servono grinta e tanta voglia, mettetecela tutta che l’Atalanta resta in serie A.

Fabio Gennari

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