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Non siamo “pecoroni” e nemmeno “conigli”

Di Redazione14 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carta e penna, le nostre "armi"

Carta e penna, le nostre "armi"

ZINGONIA — Già, signori, non siamo dei pecoroni. Tantomeno dei conigli. A qualcuno potrebbe sembrare un’inutile forzatura, altri leggeranno interessati parole che ci sembrano scontate ma a questo punto doverose. E le accuse inviate a mezzo stampa da qualche presunto vate del giornalismo sportivo, francamente, le rispediamo al mittente.

Martedì 12 gennaio, ore 18. Insieme a molti colleghi di altre testate locali e nazionali, siamo nella sala stampa di Zingonia: l’Atalanta presenta Bortolo Mutti, quarto allenatore stagionale.

Gli appassionati nerazzurri stanno vivendo una delle stagioni più tribolate del recente passato, dopo i fasti di Del Neri lo spettro della B è reale. Preoccupa, fa discutere.

Fuori è buio, dentro invece splende la luce della curiosità. Difficile trovare un posto a sedere, coloro che seguono la Dea quotidianamente sono venuti a sentire aspettative e speranze del bergamasco Mutti: la sua ricetta per restare in serie A interessa davvero tutti.

Dietro al bancone delle interviste si presentano Francesca Ruggeri, Carlo Osti, Bortolo Mutti e Cesare Giacobazzi. Se i primi tre erano attesi, la presenza del direttore generale nerazzurro sorprende. Nessuno durante la conferenza lo interpella per una domanda, gli chiede chiarimenti, lo coinvolge nella discussione. Già, nessuno.

Ma come, in tanti hanno parlato spesso dell’invisibile uomo bolognese e alla prima occasione utile nessuno ha il coraggio di chieder conto di alcunché? Senza entrare nella diatriba tra altri giornali e colleghi, ci sembra doveroso dire la nostra. Essere accusati o considerati “conigli” come è stato fatto per tutti presenti proprio non ci sta bene.

I pregi o i difetti del signor Giacobazzi, ognuno ha le sue opinioni ed è giusto che le porti avanti prendendosi le responsabilità di quello che scrive, non dovevano essere oggetto della conferenza di presentazione di Bortolo Mutti. Il motivo è talmente semplice che diventa complicato spiegarlo.

L’Atalanta vive un dramma sportivo, è messa male in classifica e nell’ultimo secolo non era mai accaduto che a metà campionato venisse presentato il quarto tecnico. Mai.

Le attenzioni, i dubbi, le domande sono comuni. Qualcuno arriva prima, altri semplicemente riportano. Parla Francesca Ruggeri, la società. Poi è il turno del direttore sportivo Carlo Osti. Infine tocca a Mutti. Ci fosse anche il capitano, sarebbe anche lui oggetto di qualche chiarimento.

La sorella del presidente Alessandro spiega senza giri di parole che di errori ne sono stati commessi, la società con Mutti vuole guardare avanti e chiede che tutto l’ambiente lo faccia per il bene dell’Atalanta. Per puntare alla salvezza.

Moduli, mercato, possibili arrivi e strategie per risalire in classifica. Se gli argomenti sono questi, è normale che il direttore generale non venga interpellato. Ci si preoccupa del futuro, delle scelte di campo, dei problemi tecnico-tattici: conti economici e bilanci non aiutano a fare punti.

Perché chiedere lumi sull’addio di Del Neri o su quello di Nello Malizia? o sul perché ci sono stati striscioni o cori contro il direttore generale quando i risultati che non arrivano appartengono alla sfera sportiva? Semplicemente, non era quello né il momento né il luogo adatto per affrontare certi argomenti.

Quando si dice che squadra, tifosi e addetti ai lavori devono remare dalla stessa parte per contribuire a raddrizzare la stagione si parla anche dei dettagli. A fine stagione ci si potrà interrogare sui motivi, sugli errori commessi e sulle responsabilità. Adesso, semplicemente, non è il momento di affrontare questioni che vanno aldilà della sfera tecnica.

Siamo giornalisti, non pecoroni o conigli. Facciamo domande, cerchiamo risposte e informiamo i lettori. La polemica, sterile e inutile, la lasciamo fare ad altri.

Fabio Gennari

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