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Politica

Stucchi: la Lega “prenota” 6 assessori al Pirellone

Di Redazione12 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giacomo Stucchi

Giacomo Stucchi

BERGAMO — Saranno almeno sei gli assessori che la Lega chiederà in caso di vittoria di Formigoni alle prossime elezioni regionali. E uno di questi, probabilmente, sarà bergamasco. E’ quanto emerge da quest’intervista con Giacomo Stucchi, deputato bergamasco della Lega Nord, è una delle menti pensanti del Carroccio. Pacato nei toni, estremamente riflessivo, il parlamentare di Verdello ama il dialogo e il confronto ragionato. Nell’intervista che segue, parla a tutto campo della sua esperienza politica e dell’evoluzione del movimento di Bossi verso il futuro. Regionali comprese.

Stucchi, pensa che possa essere davvero l’anno del cosiddetto Federalismo?
Dal punto di vista istituzionale spero che il 2010 possa essere l’anno che porta all’inizio dell’attuazione del percorso di riforma per correggere storture costituzionali non più al passo con i tempi, che sono di ostacolo per un paese moderno che ha bisogno di una soluzione rapida nelle decisioni. Oggi siamo più vicini al Senato della autonomie che alla Camera delle autonomie. L’obiettivo è prevedere un sistema d’elezioni diverso con le rappresentanze delle regioni, delle province e dei comuni. Una riduzione del numero dei parlamentari, un’ulteriore assegnazione di competenze esclusive alle regioni, la partecipazione delle Regioni all’elezione del giudice della corte costituzionale, demanio trasferito agli enti locali, e poi insisteremo molto sulle tematiche economiche e sulla questione dei soldi derivati dalle tasse, che devono rimanere sostanzialmente vicini al luogo in cui vengono prodotti.
E’ davvero cambiato il clima in parlamento dopo l’aggressione a Berlusconi?
A parte Di Pietro che prosegue con questa politica scellerata che ha finito per infastidire anche quelli che non vogliono demonizzare gli avversari, ma li vedono come interlocutori con cui discutere, sì. Di Pietro è un po’ una cellula impazzita all’interno del sistema politico nazionale. Le aperture di D’Alema e Bersani, al contrario, ci fanno ben sperare. La Lega ha richiamato il centrodestra alla necessità di avere un dialogo con l’opposizione. Significa cercare delle soluzioni comuni, non accettare un compromesso al ribasso.
Travaglio sostiene che l’avvicinamento fra le due grandi coalizioni crei un clima simile a quello degli anni Settanta…
Non è così. In parlamento ci sono persone responsabili che capiscono che se si vogliono fare riforme condivise bisogna parlarsi. Parlare non significa necessariamente “inciuciare”, o accettare compromessi al ribasso. Parlare significa confrontarsi in un clima civile, pacato e sereno. Parlare è necessario anche se poi alla fine le decisioni le deve prendere chi ha la maggioranza e i numeri. Questa è la democrazia.
La posizione della Lega in questo momento è di grande cautela. Vi ha fatto bene la responsabilità di governo?
Noi siamo molto pragmatici. La Lega degli ultimi 8 anni, dalla prima esperienza di governo del ’94, è molto cresciuta. L’innesto di nuovi amministratori che hanno fatto esperienza sul territorio e con le problematiche quotidiane che ti portano a capire l’urgenza di trovare soluzioni per le problematiche stesse, ci ha fatto capire che è necessario portare un po’ di buonsenso e capacità operativa nella politica.
E’ la concretezza che vi sta facendo guadagnare voti?
E’ l’attaccamento al territorio. E’ il fatto che lavoriamo e incontriamo gente di continuo e con la gente parliamo, anche con chi non la pensa come noi. E’ un modo di fare politica molto padano, molto concreto, molto bergamasco. Vicino alla gente. Il nostro modo di intendere la politica è come quello della famiglia: quando uno ha un problema si cerca di risolverlo senza rimandare o demandare qualcun altro. Noi parlamentari siamo stati chiamati a ricoprire un certo incarico e quindi siamo deputati a risolvere i problemi. Anche se questo comporta spendere 6 ore per scendere a Roma con gli aeroporti bloccati dalla neve, per poi votare e fare altre 7 ore per tornare a casa in treno.
Parliamo di Regionali ora. Formigoni?
Formigoni verrà rieletto senza problema, anche con il nostro appoggio. Noi giocheremo una partita importante in Veneto e Piemonte con due nostri candidati. Questo ci rafforzerà anche dal punto di vista mediatico, allargando il bacino dei consensi. Pertanto mi aspetto per la Lega perlomeno lo stesso dato o qualcosa in più rispetto alle ultime elezioni. A livello nazionale credo andremo ben oltre il 10 per cento. Alcuni dati ci danno attorno al 35 per cento in Veneto con la candidatura di Zaia e al 20 per cento in Piemonte, attorno al 15 in Emilia. Vorrebbe dire + 6 per cento in Veneto, + 6 in Piemonte, + 5 in Emilia. In Lombardia siamo intorno al 25 per cento: il che significa + 8 per cento anche da noi.
In quale bacino andrete a pescare questi voti?
Credo nei delusi di An. Quelli che non riconoscono più Fini che fa una politica piuttosto centrista e rinnega cose dette per tanti anni. Non c’è più un riferimento ideologico per quelle persone che hanno creduto alle sue battaglie. E non tutti sono disponibili a rivedere certi convincimenti.
A proposito di battaglie. Cittadinanza agli immigrati?
Già oggi è possibile chiederla dopo 10 anni. Durante la discussione sul testo Bertolini, ho sentito con le mie orecchie perché ero in aula Italo Bocchino, il “finiano” più alto in grado nel gruppo parlamentare del Pdl, dire che il testo andava bene. Evidentemente nelle scorse settimane c’è stata una conta dentro il Pdl: si sono resi conto che i “finiani” sono meno di venti, e la cosa ha fatto cambiare orientamento a Fini circa una possibile collocazione futura, almeno nell’immediato.
Accantonerà il progetto di una propria formazione?
Se vorrà fare, come dice spesso, il Sarkozy della situazione, dando vita a un’alleanza con Casini, Rutelli e Montezemolo, rischia parecchio. I sondaggi lo danno intorno all’8-10 per cento. Se calcoliamo che solo Casini ha il 6 per cento, porta a casa davvero poco…
Tornando alle Regionali. Formigoni presidente, la Lega cosa chiede?
E’ già tutto deciso. Oltre alla presidenza del consiglio e la vicepresidenza, noi dovremmo avere 6 assessori. Il problema non è il numero quanto individuare gli uomini giusti per determinati ruoli.
Avremo un assessore bergamasco della Lega?
Lo spero.
Le faccio un nome: Daniele Belotti?
Sarebbe un ottimo assessore.
A cosa?
Allo sport, al turismo, attività che lo vedono partecipe da sempre.
Lo avremo?
Potrebbe essere Daniele Belotti, potrebbe essere Giosuè Frosio o anche qualcun altro. Non è che debba essere necessariamente un consigliere regionale uscente. Entrambi sono persone capaci e meritevoli, e nel proprio ambito di conoscenze e nel campo in cui sono chiamati ad operare sono in grado di svolgerlo al meglio.
La vostra linea politica comprenderà anche uno degli alleati attuali in Regione, come l’Udc?
Non credo. A meno che l’Udc accetti di fare un’alleanza con il Pdl e la Lega su tutte le regioni. Galan in Veneto non si candida. Quindi per l’Udc si pone il problema di prendere voti anche lì per entrare in Regione. In Lombardia non ci serve, in Piemonte può essere determinante ma per far vincere la Bresso che è di sinistra. Devono mettersi d’accordo se vogliono sostenere i candidati di sinistra con i loro voti di centro, o se magari sostenere candidati che fan più riferimento al territorio e di sinistra non sono sicuramente.
Siete riusciti a portare a casa una pioggia di soldi per i Comuni bergamaschi…
Abbiamo lavorato bene. Con i colleghi parlamentari della Lega . Durante gli ultimi due anni erano arrivati in Bergamasca solo 60mila euro, come quota nostra d’opposizione, per due interventi. Questi 4-5 milioni di euro sono il frutto di un anno di lavoro da parte dei parlamentari della Lega. Siamo tornati al periodo 2001-2006 quando siamo riusciti a dare manforte a tanti sindaci.
Qualcuno ha fatto notare che sono soldi che vanno in prevalenza ai Comuni della Lega…
Si tratta pur sempre di comuni bergamaschi. Tanti di questi, quando la scelta è stata fatta, ovvero nel 2008, non erano comuni guidati dalla Lega, oppure oggi non lo sono più. Non è che abbiamo cambiato gli obiettivi di bilancio perché, per dire, abbiamo perso ad Ambivere. Verdello adesso è a guida Lega, allora era centrosinistra: è il mio Comune ma se il sindaco di un comune bergamasco mi presenta un’esigenza cerco di fare il massimo per dargli una mano, indipendentemente dal colore. Le faccio altri esempi: il Comune di Bergamo che ha ricevuto 400mila euro, nel 2008 quando è stata presentata la proposta era guidato da un sindaco che si chiamava Roberto Bruni. Il Comune di Treviglio, per farle un altro esempio, non è guidato dalla Lega, però ha ricevuto lo stesso stanziamenti.

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