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Cultura

E’ morto il regista Eric Rohmer

Di Redazione12 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Eric Rohmer

Eric Rohmer

E’ morto a Parigi all’età di 89 anni il regista Eric Rohmer, grande cineasta della Nouvelle Vague.

Autore per eccellenza, teorico, scrive tutti i suoi film, tentando solo alcune volte l’adattamento dal romanzo. I dialoghi letterari ma mai teatrali e il suo tocco leggero hanno messo in forma una cinematografia programmatica. Attentissimo ai dettagli in cui si nasconde spesso la discreta e sottile fascinazione del suo cinema, Rohmer ha sempre, sapientemente, amalgamato una profondità quasi ottocentesca con una messa in scena precisa e raffinata.

Ancora professore di lettere a Vierzon pubblica nel ’46 un romanzo sotto lo pseudonimo di Gilbert Cordier, Elisabeth. Con Godard, Rivette, Truffaut e Chabrol fonderà La Gazzette du cinèma (di cui diverrà direttore) oltre ad essere assiduo frequentatore del mitico cinè-club del Quartiere Latino a Parigi. Con loro pubblica un libro su Hitchcock nel ’55 mentre più tardi scrive un saggio sull’espressionista Murnau. Sarà caporedattore dei Cahiers du cinèma dal ’57 al ’63, proprio gli anni in cui prende decisamente vita la Nouvelle Vague. Rohmer, il più anziano del gruppo, era stato d’altronde il primo a fare il passo nella regia con il corto Journal d’un scélérat nel ’50.

È del ’59 il suo primo lungometraggio, Il segno del leone. Prodotto da Chabrol e distribuito con scarso successo tre anni più tardi, anticipa la riflessione, cara a Rohmer, sul ruolo del caso, quale manipolatore delle vite umane. Oltre a dare un rarissimo esempio di sguardo negativo sulla città di Parigi (qui dipinta sporca e chiassosa).

Nel ’62 fonda la società Les films du Losange con cui produrrà la gran parte delle sue pellicole. Lo stesso anno inizierà la prima delle serie tematiche dei Contes moraux. Con La collezionista nel ’66 ma soprattutto La mia notte con Maud (1969), il suo capolavoro, otterrà anche una nomination agli Oscar come miglior sceneggiatura. Il famoso dialogo su Pascal è un capolavoro di scrittura ma soprattutto di messa in scena sottilmente occultata (l’importanza del dialogo svia dalla macchina da presa che inquadra spesso una sola delle tre persone presenti) nonché di una fine sensualità.

Terzo racconto morale è Il ginocchio di Claire (1970). Nel ’65 firma l’episodio su Place de l’Etoile diParigi di notte, accanto a Chabrol, Godard, Douchet e Jean Rouch. Ultimo dei racconti morali èL’Amore il pomeriggio (1972), forse il più ironico ma anche il più spietato verso il mondo piccolo borghese che descrive. Con La Marchesa von… (1976) mette in scena quasi ricalcandolo un racconto storico di von Kleist. Film pittorico e sensuale che descrive il sentimento ingabbiato nelle rigide regole sociali. Altro adattamento letterario, e questa volta dal medievale Chrétien de Troyes, nel ’78 conPerceval, sul cavaliere della tavola rotonda, interpretato da Fabrice Luchini, qui scoperto da Rohmer. L’operazione è straniante e teatrale, spesso recitata in terza persona ma ancora una volta raffinata ed elegante. Contrariamente ad altre scommesse di suoi colleghi e amici (spesso appesantite dai loro stessi intenti), Rohmer mantiene sempre un’aura di magnifica leggerezza.

Nel ’80 sarà la volta della serie Comédies et proverbes, dal tono più scanzonato e beffardo. Il primo,La moglie dell’aviatore narra di uno studente che insieme a una ragazza incontrata per caso pedina l’amante della sua fidanzata. Ne Il bel matrimonio (1982), opera su una passione non condivisa, Rohmer basa ancora l’intreccio sulle magnifiche interpretazioni dei protagonisti (Béatrice Romand e Arielle Dombasle), inquadrando sempre gli interlocutori e mai chi parla durante i dialoghi. Sempre deliziosi saranno i dialoghi di Pauline alla spiaggia (1983), commedia su un’educazione sentimentale ambientata in un bel crepuscolo balneare settembrino, Orso d’argento al festival di Berlino. Quarto episodio delle commedie e proverbi è Le notti di luna piena (1984), riuscito e agrodolce ritratto generazionale (e, indubbiamente, morale). Il successivo, e quasi improvvisato, Il raggio verde (1986) otterrà invece il Leone d’oro a Venezia. Rohmer regala opere mai deludenti, garbate e attente alle sfumature, pur con certi eccessi di verbosità: ne sono conferma L’amico della mia amica (1987) eReinette e Mirabelle (1987).

Gli anni ’90 sono segnati dai Contes des quatre saisons: in Racconto di primavera (1990) sempre teatrale e molto parlato, tra la musica di Schumann e Beethoven si narra dell’incertezza dei sentimenti, in Racconto d’inverno (1991) per il classico e rohmeriano caso del destino Félicie resta incinta senza poter contattare il padre a cui, nel loro amore estivo, aveva dato un indirizzo sbagliato. Rohmer inframmezza i racconti delle stagioni con altre opere che forse hanno in parte perso la leggerezza degli anni ’60 ma rivelano un autore sempre estremamente lucido. Nel ’93 L’albero, il sindaco e la mediateca, nel ’95 il film a episodi Incontri a Parigi, nel ’96 Un ragazzo…tre ragazze. Nel successivoRacconto d’estate (1996) si affronta un’altra, leggera, avventura balneare per un insolito tombeur des femmes, mentre Racconto d’autunno (1998) ritrova l’eleganza espressiva dei Contes moraux

Leone d’Oro alla carriera nel 2001, sempre coerente e vitale, a 80 anni, Rohmer firma un’altra trilogia, questa volta storica. Il primo è La nobildonna e il duca (2001) dove narra la rivoluzione francese dalla parte dell’aristocrazia e dove gli attori recitano su fondali dipinti. Triple Agent – Agente speciale (2004) sarà invece un film di spionaggio ambientato negli anni ’30 e ne Gli amori di Astrea e Celadon (2007) si mette in scena un romanzo pastorale di Honoré d’Urfé ambientato nel V secolo.

Discreto sulla sua vita privata, serio e ancora attivissimo, anche per la televisione, Rohmer ha un figlio giornalista e un fratello filosofo, René Scherer.

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