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Atalanta, presentato il nuovo allenatore Mutti

Di Redazione12 gennaio 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bortolo Mutti risponde ai cronisti

Bortolo Mutti risponde ai cronisti (foto Mariani)

ZINGONIA — Bortolo Mutti si è presentato in perfetto orario. Accanto a lui Francesca Ruggeri, poi Carlo Osti e Cesare Giacobazzi. La società insomma, dietro al bancone delle conferenze pronta a rispondere al fuoco di domande dei tantissimi giornalisti presenti. Nessuna dichiarazione ad effetto da parte del neo tecnico, tanta sostanza e pochi fronzoli per un uomo di campo che conosce l’ambiente e vuole salvarlo. Con tutte le sue forze. Insieme ai suoi ragazzi.

Bortolo Mutti, bentornato. Quali sono le prima sensazioni da allenatore dell’Atalanta?
Rientro a Zingonia dopo oltre dieci anni e sono sicuramente emozionato. E’ cambiato tutto, il centro si è rinnovato parecchio e la cosa che mi dispiace di più è non trovare Ivan Ruggeri seduto vicino a me. Emozionante, intrigante, bello e difficile: se penso a ciò che mi aspetta mi viene da descriverlo con queste parole.

Quelli nerazzurri sono colori importanti per la città e i tifosi..
Vivo a Bergamo, questa maglia è circondata e pressata dalla gente che gli vuole bene. Sono un tifoso dell’Atalanta, come tutti voglio che questi colori rimangano in serie A e adesso che sono chiamato a lavorare per conquistare l’obiettivo farò tutto ciò che è nelle mie possibilità

Ci racconta come è avvenuto l’approccio della società nei suoi confronti?
Mi hanno chiamato domenica mattina, prima della partita di Palermo. La società ha sondato la mia disponibilità e ho risposto con entusiasmo: verso sera è arrivata la telefonata di Alessandro che mi confermava come nuovo allenatore nerazzurro. Doni mi ha chiamato? Assolutamente no, non intendo sfruttare il rapporto che ho con lui per avere corsie preferenziali e quindi ho aspettato il volere della famiglia Ruggeri.

E’ indubbio che Doni sarà importante per lei nello spogliatoio..
Cristiano è sicuramente un valore aggiunto di questo gruppo, prima dell’allenamento mi sono intrattenuto a parlare con lui perchè lo ritengo un riferimento per gli altri compagni. Abbiamo un rapporto diretto, bellissimo: ci conosciamo, mi aiuterà sicuramente ad entrare nello spogliatoio e credo che tutti assieme si possa fare bene.

Come sta l’Atalanta?
La situazione in classifica è precaria, inutile nasconderlo. Abbiamo davanti una bella salita, venti partite che decideranno tutto. Se ci dovessimo fermare a guardare la vetta, quanto è dura e impegnativa la strada da percorrere, saremmo già stanchi prima di cominciare: andiamo avanti un pezzo per volta, pensiamo gara dopo gara a dare il massimo di quello che abbiamo e poi faremo i conti.

Ha già in mente lo schieramento da adottare?
Non voglio legarmi ad un modulo particolare, questa squadra dovrà partire da un’idea di gioco ed essere capace di cambiare in corsa a seconda dell’avversario o delle situazioni particolari. Adesso ad esempio abbiamo Manfredini e Bellini in dubbio, Valdes con la febbre e Garics squalificato: pensando alla Lazio devo sicuramente trovare delle soluzioni alternative ma abbiamo alcuni giorni per provarci.

Si vocifera che lei abbia chiesto una seconda punta, conferma?
Per salvarsi bisogna segnare e prendere pochi gol. Voglio valutare il gruppo che ho a disposizione, sicuramente ci sono valori importanti come Chevanton o Acquafresca e lo stesso Tiribocchi: la batteria di attaccanti è valida, i gol però non sono molti ed anche Doni è a secco. Sono appena arrivato e di mercato parleremo più avanti, con la società ci confronteremo ogni giorno.

Il girone di andata non è stato positivo..
A differenza da quanto accaduto nelle ultime stagioni, l’Atalanta quest’anno è partita molto male. Il deficit di punti delle prime giornate ha sicuramente pesato però adesso sarà importante dimenticarsi del passato e remare tutti assieme verso il traguardo. Voglio che ognuno si senta coinvolto, nessun giocatore dovrà essere escluso perchè anche nell’emergenza è fondamentale l’apporto di tutti: ci aspettano venti finali, è una frase scontata ma terribilmente vera.

La base sarà il classico 4-4-2?
Logico che avremo una base su cui lavorare, potrebbe essere quella con qualche aggiustamento. A Palermo ho visto cose buone, giocatori al loro posto che hanno ripreso ad ottimo livello. La prestazione della squadra è stata giudiziosa, si poteva strappare un punto ma è stato dato un rigore dubbio al Palermo e l’1-0 è figlio di questo episodio.

Pensa di coinvolgere qualche giovane nel suo progetto?
Nell’ultima partita ho visto bene Bonaventura, lo valuterò in questi giorni ma ribadisco un concetto: c’è bisogno di tutti e nessuno si deve sentire escluso o meno considerato. Abbiamo poco tempo, c’è molto da fare: dal punto di vista fisico il collaboratore Vaccariello mi ha aggiornato: si è lavorato tanto, forse troppo, ma questo ci aiuterà più avanti.

Subito tre impegni ravvicinati, è uno svantaggio?
Il tour de force che ci aspetta la prossima settimana sicuramente rischia di ingolfare un momento dove sul campo è meglio lavorare che giocare però non possiamo fare altrimenti e quindi siamo pronti a scendere sul terreno. Pensiamo alla Lazio, poi al Bologna e dopo al Genoa: un passo per volta, giorno dopo giorno.

Bonacina torna in primavera comunque…
Con lui ci siamo incontrati lunedì, gli ho chiesto di farmi da collaboratore ma mi ha detto che vuole portare a termine il lavoro con il gruppo della primavera: lo capisco, con me avrebbe avuto piena autonomia ma è normale la sua volontà di concludere la stagione con i suoi ragazzi.

Nei sondaggi non era il preferito, crede che la gente sia un po’ diffidente?
I nostri tifosi sapranno sostenerci al massimo, sono sicuro che in casa potremo contare sul loro determinante appoggio. Sono atalantino anche io, conosco bene quanto conta questa maglia per la gente che le vuole bene e non voglio fare proclami: daremo tutto, sono convinto che si possa centrare l’obiettivo.

Non è la prima volta che affronta difficoltà come questa vero?
Mi sono trovato spesso in situazioni come queste, la salvezza più difficile è stata quella con il Piacenza tutto italiano ma anche sulla panchina del Modena abbiamo fatto cose grandiose. Lo spareggio di Napoli vinto ai danni del Cagliari lo ricordo con grande trasporto, è stata davvero un’impresa.

Se dovesse indicare tre ingredienti per fare l’impresa?
Convinzione, coesione e carattere. Tutti assieme si deve lavorare per l’obiettivo finale, c’è una salvezza da conquistare che è veramente importante: senza pensare al prima concentriamoci sul domani, abbiamo i mezzi per fare bene.

Fabio Gennari

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