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Politica

Arnoldi: la montagna ha bisogno di più attenzione

Di Redazione29 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianantonio Arnoldi

Gianantonio Arnoldi

BERGAMO — E’ passato alla storia come l’autore della legge sulla sicurezza in montagna, quella che per intenderci conteneva l’obbligatorietà del casco sulle piste ma anche stanziamenti per gli impianti sciistici e le località turistiche italiane. Abbiamo sentito sulla questione delle valanghe il bergamasco Gianantonio Arnoldi, ex presidente del gruppo parlamentare “Amici della montagna”, da sempre vicino al mondo dell’alta quota.

Arnoldi che idea si è fatto delle morti dei giorni scorsi in Trentino Alto Adige?
Eviterei la drammatizzazione, in montagna le disgrazie dovute ad eventi climatici forti sono sempre avvenute e probabilmente nel passato in proporzioni maggiori rispetto al presente. Oggi siamo notoriamente meno fatalisti e più interessati a prevedere il futuro ma la natura non sempre ci asseconda.
Era una tragedia evitabile come ha detto Bertolaso?
Evitabile come un terremoto. Certo che la morte di soccorritori colpisce molto di più che la morte di escursionisti ma, per evitarla, in questo caso era necessaria l’autorizzazione al volo notturno, cosa non prevista e Bertolaso, esperto in terremoti e in soccorsi eccezionali, potrebbe adoperarsi per modificare la normativa.
Servono controlli più rigidi in montagna? Sanzioni più severe?
I controlli non sono mai la vera soluzione del problema ed in montagna i controlli ci sono e sono efficenti. Le sanzioni ci sono, come ci sono in tante altre situazioni ma, di fronte ad una escursione in liberi spazi montani, non c’è controllo o sanzione che tenga. Cii vorrebbe molta cultura e molta prevenzione: cioè non ricordarsi delle montagne solo nei momenti di gioia e di tristezza ma, sempre per regola, farlo con risorse e con programmi governativi.
Come promotore della Legge sulla montagna, cosa pensa si possa fare ancora per la sicurezza sulle piste e nei fuoripista?
Io ho scritto la legge sulla sicurezza degli sport invernali cercando di regolamentare i comportamenti degli sportivi e dei turisti. In questo caso non si parla nè di sci in pista nè di fuoripista ma, di semplici escursioni, guarda caso ad opera di grandi esperti, cose che con lo sci non centrano nulla. La mia legge è stato il primo tentativo (riuscito) di regolamentazione omogenea su tutto il territorio nazionale e guardacaso, nonostante certe notizie allarmistiche e la sempre maggiore numero di spazi dedicati agli sport invernali, gli incidenti negli spazi controllati sono diminuiti.
Non sarebbe meglio unificare le regole e impedire che ogni regione si faccia le sue?
Le regioni possono regolamentare esclusivamente all’interno dei parametri della legge nazionale, talvolta lo fanno bene ma, in alcuni casi come quello del Piemonte fanno “disastri” e mi riferisco alla norma che obbliga gli sciatori a comprare un’assicurazione insieme allo ski pass, facendo esclusivamente gli interessi delle compagnie di assicurazione e nessun altro. Ma parliamo sempre di fatti che nulla centrano con il disastro di questi giorni.
Le valanghe sono un fenomeno inevitabile. Cosa si può fare per limitare i danni?
Le valanghe sono quasi sempre evitabili ed oggi i sistemi di monitoraggio sopratutto nelle stazioni turistiche sono all’avanguardia. Ma si prevedono valanghe solo laddove possono fare danni e non in tutti i casi. La valanga dell’altro giorno era appunto in una zona dove non avrebbe fatto danno a cose o persone se non fosse successo l’imponderabile e cioè l’imprevista presenza umana.
Servono stanziamenti per sistemi di monitoraggio diversi?
Servono stanziamenti per la montagna in generale e cioè per ridurre i disagi della gente che vive in montagna.

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