iscrizionenewslettergif
Sport

Atalanta, parla Mino Favini. Il mio futuro? Vedremo

Di Redazione24 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un'immagine di repertorio di Mino Favini

Un'immagine di repertorio di Mino Favini

ZINGONIA — E’ uno dei massimi esperti italiani di calcio giovanile. Senza dubbio. Eppure quando gli chiedi un’intervista ci si organizza in pochi minuti. Sempre disponibile, sempre gentile. I suoi ragazzi, così ama chiamarli, lo conoscono bene. Ci tiene, li segue e lavora per farli diventare uomini e calciatori. Mino Favini da vent’anni è l’uomo più importante del settore giovanile nerazzurro, la Bergamo calcistica gli deve molto. La lista dei giocatori affermati che sono usciti dal vivaio dell’Atalanta è chilometrica ma come sempre Favini si schermisce e guarda avanti.

Mino Favini, siamo ormai a Natale. Il bilancio per il 2009 dei suoi ragazzi?
Buono ma vorrei precisare che non parlo solo di risultati. Adesso per esempio con la formazione Primavera siamo primi in classifica davanti a Inter e Milan. Fa piacere ma la cosa più importante è che in tutte le squadre si intravedono possibilità reali per alcuni giovani di arrivare a buoni livelli. E’ presto, ma siamo fiduciosi.

Ricordo che a marzo non era tutto rose e fiori…
Usciamo da una stagione tribolata, è logico che si guardi a quanto è stato raccolgo ed il finale dell’anno passato sotto questo aspetto ha deluso. Fa piacere anche a noi centrare gli obiettivi, però ci sono altre cose importanti. Sempre parlando della Primavera possiamo dire che la scelta di anticipare con i ragazzi del ’91 l’esperienza alle spalle della prima squadra oggi da’ i suoi frutti.

Può sbilanciarsi con qualche nome?
Canzian e Crncic sono sicuramente due buoni giocatori venuti ad aiutare il gruppo. Il loro innesto ha aumentato il tasso tecnico e devo dire che vederli già in orbita prima squadra è bello. Non mi piace fare nomi singoli, qualcunomagari si sente sminuito: conta il gruppo, gli emergenti li notano tutti e pian piano vengono fuori.

Una cosa bella ed una brutta che ha segnato i suoi dodici mesi?
La delusione nasce dal comportamento sbagliato, dal modo di affrontare gli impegni nello scorso campionato da parte di parecchi ragazzi. La cosa più bella? Faccio un nome su tutti. Colombi, portiere del 1991, è l’unico nel suo ruolo che gioca titolare in Lega Pro. Questo è un risultato importante, giocare in porta con grande responsabilità in un campionato così difficile rende orgogliosi.

Cosa si aspetta da Babbo Natale?
In generale la possibilità di avere buona salute e fortuna per me ed i miei cari, per tutti i ragazzi del settore giovanile e per le persone che ogni giorno lavorano vicino a loro nell’Atalanta. Calcisticamente parlando direi l’esordio in serie A di un ragazzo già nel giro della prima squadra: sarebbe un grande segnale anche per tutti gli altri.

L’ufficio di Favini è al primo piano del Centro Bortolotti. Proprio a metà intervista bussa un collaboratore e porta delle pagelle. Già, pagelle scolastiche. Favini le osserva, sorride e subito commenta orgoglioso. “Bene, molto bene. Vedo sempre con piacere i voti dei ragazzi, l’andamento scolastico è importante come quello calcistico nella crescita di un calciatore. Guarda qui: 8,5 in matematica, 10 in spagnolo. E’ una grande soddisfazione, ci sono anche alcuni che fanno più fatica ma con gli impegni che aumentano è normale”.

Parlando di giovani, Mourinho ha detto che ormai pensano solo alle macchine di lusso e alle ragazze. Lei che ne pensa?
Il cambiamento generazionale si è molto accorciato. Una volta si parlava di dieci o quindici anni per queste svolte, oggi è questione di pochi mesi. Abitudini e possibilità sono diverse, la società è cambiata. L’Atalanta da questo punto di vista è una realtà diversa rispetto all’Inter però anche da noi succede. Quasi tutti i nostri giovani nascono e crescono con noi, le grandi squadre invece vanno a prenderli in giro per il mondo e quindi è normale che capitino queste cose.

Meglio costruirli in casa o prelevarli già pronti?
La formula vincente è quella che fa crescere un giocatore attraverso la formazione. Quel periodo in cui istruttori, collaboratori e osservatori prendono i bambini piccoli e li seguono fino a quando arrivano in primavera è fondamentale. Un giocatore poi può essere pronto per la C, per la B o per la serie A: la cosa importante è arrivarci in un certo modo.

Prova più soddisfazione nel formare un uomo o un calciatore?
Vorrei avere la possibilità di crescere entrambi gli aspetti, porto sempre l’esempio di Pazzini e Montolivo. Nel passato un ragazzo è venuto a dirmi che non sopportava il peso dell’impegno calcistico unito a quello scolastico. Gli ho raccontato come loro due nello stesso anno in cui diventavano professionisti , esordivano in prima squadra e venivano chiamati con tre anni di anticipo in under 21, si sono diplomati. Uno ragioniere e l’altro geometra, un successo importante dopo mesi infuocati.

Parliamo del futuro di Mino Favini? Il suo contratto è in scadenza…
Non so ancora niente, qualche giorno fa alla radio sentivo parlare Bertinotti. Ero in coda come al solito e lui diceva: ci sono tempi fisiologici per fare le cose, sia per lavorare che per tutto il resto. Ho quasi 74 anni, arrivo ogni giorno da Meda e a volte mi chiedo: non è ora di smettere? Vediamo, i mesi che mancano alla fine del mio contratto annuale saranno decisivi.

Nel suo campo è uno dei migliori, sembra che il Milan si sia già mosso…
Se smetto con l’Atalanta lascio definitivamente, non andrò in altre società. L’unica alternativa è quella di un incarico come collaboratore delle giovanili azzurre: me lo hanno già proposto, potrei fare il dirigente accompagnatore. C’è sempre tanta voglia, se smetto del tutto e mi metto a fare il nonno a tempo pieno il problema è mia moglie: adesso esco la mattina e torno la sera e ci vogliamo sempre bene, se fossi sempre a casa chi lo sa (sorride, ndr).

Mister, domanda secca: l’Atalanta si salva?
Io mi auguro di sì, penso ci si possa riuscire perché la rosa e i giocatori sono di buon livello. Tutti ad inizio anno abbiamo giudicato positivamente il gruppo, poi si sono verificate situazioni che hanno complicato il percorso ma credo che rimanere in serie A sia alla portata di questa squadra.

Quanto è brutto pensare che ci si deve salvare soprattutto per questioni economiche?
Romanticamente parlando, non è bello. Però è importante. Il futuro sviluppo della società passa anche da queste cose, è un momento decisivo pensando anche alla crisi generale. Il contributo delle tv per diversi anni è fondamentale, io sono più romantico che pratico ma in questo caso è diverso.

Ultima domanda. Come si vive l’Atalanta senza Ivan Ruggeri?
Manca parecchio, era un uomo di grande personalità. A qualcuno pareva burbero, io dico genuino: dopo ogni discussione una pacca sulla spalla risolveva tutto. Alessandro lo conosco da piccolissimo, sostituisce molto bene il papà pur non avendo la grande conoscenza di questo mondo difficile di Ivan. Credo comunque che abbia tutte le carte in regola per poter gestire a lungo la società.

Una stretta di mano, lo scambio di auguri ed il solito arrivederci. Le parole di Favini mi hanno fatto pensare: è possibile immaginare un’Atalanta senza il “Mago” a capo del settore giovanile?

Fabio Gennari

Atalanta: e se il mercato acquisti fosse già finito?

Il neo acquisto nerazzurro Chevanton BERGAMO -- E se il tanto chiacchierato mercato atalantino fosse già finito? Ogni anno le ...

Atalanta, a gennaio due partite in tre giorni

Un tour de force aspetta i nerazzurri BERGAMO -- Sono state rese note nel pomeriggio le date dei recuperi della Serie A ...