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Cinema

Romy Schneider spiata dalla Stasi

Di Redazione22 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Romy Schneider nei panni della principessa Sissi

Romy Schneider nei panni della principessa Sissi

Romy Schneider, l’attrice austriaca diventata famosa nel ruolo dell’imperatrice Sissi e sostenitrice di un movimento d’opposizione della Germania dell’Est, era finita nel mirino della Stasi, la polizia segreta del regime comunista.

Per Rosemarie Magdalena Albach, in arte Romy Schneider, la popolarissima trilogia di Sissi è stata un colpo di fortuna, ma anche una sorta di condanna. Con molta difficoltà è riuscita ad abbandonare il ruolo della ragazzina sognatrice. Dietro a questa immagine si nascondeva una personalità forte e indipendente. Come rivela ora il quotidiano Bild, la Stasi nel 1976 aveva aperto un fascicolo nei confronti dell’attrice nell’ambito di attività investigative contro il cantautore tedesco Wolf Biermann. Il titolo dell’operazione era “Lyriker”.

A suscitare l’interesse degli agenti sarebbe stato il sostegno ideologico ed economico dato da Romy Schneider a un movimento d’opposizione, il “Schutzkomitee Freiheit und Sozialismus”. Il gruppo era stato fondato da alcuni intellettuali tedeschi a Berlino Ovest e si batteva per la scarcerazione di detenuti politici della DDR. Tra i suoi sostenitori più illustri c’era anche lo scrittore svizzero Friedrich Duerrenmatt.

La Schneider – si legge negli atti – non avrebbe solo versato soldi al movimento, ma avrebbe anche reclutato nuovi membri, come per esempio Yves Montand e Simone Signoret. Romy Schneider si era, infatti, trasferita da tempo in Francia con l’intento di scrollarsi di dosso l’immagine di Sissi. A Parigi aveva conosciuto molti attori e artisti che la pensavano come lei. Durante il suo primo matrimonio aveva anche vissuto per qualche anno a Berlino. L’attrice aveva così utilizzato le amicizie in Germania e in Francia per diffondere le idee del “Schutzkomitee Freiheit und Sozialismus”.

Dagli atti si evince che ogni volta che la Schneider entrava nella DDR veniva spiata. Come si legge in una nota del 25 maggio 1981 l’attrice aveva anche firmato una lettera aperta dello scienziato e dissidente Robert Havemann indirizzata al presidente dell’Urss Breznev. Il fascicolo è stato chiuso nel giugno del 1982, a pochi giorni dalla morte dell’attrice.

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