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Politica

Maroni: il premier ha rischiato di rimanere ucciso

Di Redazione15 dicembre 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il momento dell'aggressione

Il momento dell'aggressione

MILANO — “La gestione dell’ordine pubblico è stata fatta secondo le regole”. Lo ha detto il ministro degli Interni Roberto Maroni dopo l’incontro in Prefettura a Milano con i vertici delle forze dell’Ordine.

Maroni ha voluto sgomberare subito il campo da qualsiasi dubbio o polemica sull’operato della sicurezza domenica in Piazza Duomo, in cui è rimasto ferito Silvio Berlusconi. “Non ho rivolto nessun rilevo o nessuna censura ai responsabili dell’ordine pubblico, anzi sono stati svolti controlli accurati, che hanno anche consentito di evitare manifestazioni organizzate e azioni dei contestatori sotto il palco”, ha detto il ministro. E sul pericolo corso dal premier: “Silvio Berlusconi ha rischiato di essere ferito gravemente, di essere ucciso”.

Secondo Maroni, al comizio di domenica pomeriggio c’erano alcuni infiltrati con le bandiere del Pdl, che sono stati allontanati da sotto il palco. “Questa gente, una volta sotto, avrebbe dovuto esporre uno striscione violento contro il presidente del Consiglio Berlusconi”. Mentre Berlusconi parlava dal palco, alcune decine di dimostranti avevano cercato di interromperlo, redarguiti dallo stesso presidente del Consiglio, prima di venire allontanati di alcune decine di metri dalla polizia. Maroni ha anche annunciato che verranno valutate misure di sicurezza personali per Berlusconi.

“Si tratta di un episodio gravissimo – ha detto il responsabile del Viminale – legato al clima di contrapposizione violenta degli ultimi tempi. Alcune parole dette e una dialettica politica non più nei confini della normalità può ingenerare in persone come l’aggressore di domenica reazioni così». Maroni ha sottolineato che Massimo Tartaglia, il 42enne arrestato in piazza del Duomo, non ha alcun precedente e pertanto era impossibile individuarlo nella folla di sostenitori del premier.

E a proposito dei gruppi subito nati su Facebook, Maroni ha detto che sta valutando di “oscurare i siti Internet che incitano alla violenza”. Il responsabile del Viminale, che parla di “apologia di reat”» e “istigazione alla violenza” attraverso la Rete, potrebbe già portare nel Consiglio dei ministri di giovedì “delle misure che ci consentano di intervenire per porre fine a questo scempio”.

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